ASTRA CODEX: LO ZODIACO TESSILE DI DANIELE DAVITTI A PALAZZO CAPPONI DI FIRENZE
L’Istituto de’ Bardi conferma il proprio impegno nella tutela e nella diffusione dell’artigianato con un nuovo progetto espositivo dedicato alle pratiche di arti tessili contemporanee. Nella sede storica di Palazzo Capponi, in via de’ Michelozzi 2 a Firenze, è in corso fino al 14 giugno 2026, Astra Codex, mostra personale di Daniele Davitti curata da Lavinia Pini e realizzata con il patrocinio della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. L’iniziativa si inserisce nel programma dell’Istituto volto a promuovere il dialogo tra tradizione tecnica, ricerca artistica e innovazione linguistica.

Il fulcro del progetto è un ciclo di dodici pannelli tessili dedicati ai segni zodiacali, concepiti come un vero e proprio atlante simbolico ricamato. Lontano da una semplice riproposizione delle iconografie canoniche, Davitti rilegge ciascun segno attraverso riferimenti puntuali al patrimonio artistico e architettonico fiorentino, trasformando dettagli decorativi, scultorei e pittorici in figure antropomorfe caratterizzate da una pluralità di riferimenti culturali ed estetici differenti. Ne emerge una narrazione per immagini che intreccia cosmologia, storia urbana e invenzione formale.
Ogni pannello è eseguito interamente a ricamo manuale con fili bianchi e dorati su tessuti d’epoca tinti in rosa antico dalle artigiane Valentina e Laura Fiorini del laboratorio Ratafià. La superficie è ulteriormente arricchita da perle di fiume, microperle vitree e cristalli, che amplificano luce e profondità materica delle opere. Davitti impiega e combina i tratti distintivi del proprio vocabolario esecutivo – punto pieno, punto raso, cordoncino e nodi francesi – costruendo campiture e rilievi che trasformano il supporto tessile in uno spazio narrativo e percettivo stratificato.

Il percorso espositivo comprende anche una sezione dedicata ai processi di realizzazione delle opere. Una selezione di disegni preparatori e un video di making-of diretto da Lapo Quagli che documenta le procedure operative e le soluzioni tecniche adottate durante la realizzazione del ciclo, consentono di seguire le diverse fasi di elaborazione delle figure, dall’impostazione grafica alla traduzione in ricamo, all’opera definitiva.
La serie nasce dall’interesse dell’artista per la tradizione astrologica e dal legame storico tra Firenze e la cultura degli studi celesti, ambito che nei secoli ha coinvolto committenze, apparati iconografici e programmi decorativi. I dodici segni trovano corrispondenze in luoghi e opere della città – chiese, palazzi, ponti, musei e giardini – attivati come matrici visive e simboliche. Dai riferimenti alla meridiana solstiziale di San Miniato al Monte fino alla fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati, passando per volte affrescate, gruppi scultorei e architetture loggiate di età rinascimentale, Davitti attualizza repertori storici all’interno di un linguaggio tessile contemporaneo. Ciascun pannello è una “summa” astrologica autonoma e, insieme, un omaggio a un preciso punto della topografia artistica fiorentina.

Il progetto è pienamente coerente con la missione dell’Istituto de’ Bardi, orientata alla valorizzazione del patrimonio artistico e artigianale, alla formazione e alla promozione degli operatori del settore e allo sviluppo di iniziative culturali capaci di mettere in relazione memoria tecnica e sperimentazione. In questa prospettiva, la mostra propone Firenze non solo come luogo di conservazione, ma come laboratorio attivo in cui storia delle arti e pratiche manuali continuano a generare nuove forme espressive.
A completamento della mostra è previsto un ciclo di incontri tematici, tutti programmati alle ore 18.00, dedicati agli snodi concettuali di Astra Codex e al rapporto tra arti decorative, iconografia e cultura del filo. Il programma si apre il 12 febbraio con Sotto il segno del Tempo. Iconografie del ciclo dell’anno e dello zodiaco nell’arte europea tra Medioevo e Rinascimento, intervento di Sara Paci Piccolo, studiosa di moda e costume, che analizza il tema attraverso pittura, scultura e ricamo. Il 19 febbraio Adriana Armanni, presidente della Corporazione delle Arti, approfondisce il ruolo di William Morris e la sua eredità nelle arti di filo tra XIX e XX secolo. Il 4 marzo è previsto un dialogo con Daniele Davitti e con Valentina e Laura Fiorini del laboratorio Ratafià sul rapporto tra ideazione artistica e pratica artigianale. Il 26 marzo la stessa Armanni interviene con un focus su Le donne del ricamo tra ’800 e ’900, dedicato alla storia e al contributo femminile in un ambito spesso marginalizzato dalla storiografia. Il ciclo si conclude il 10 aprile con la presentazione del volume di Beatrice Balducci Il punto Tavarnelle. O il lavoro sul foglio. Storia, memoria e tecnica (Leonardo Libri), introdotta dalla giornalista Maria Pilar Lebole, responsabile del progetto Osservatorio dei Mestieri d’Arte della Fondazione CR Firenze.

La visita alla mostra è gratuita durante le attività dell’Istituto de’ Bardi o su prenotazione scrivendo a segreteria@istitutodebardi.org; la prenotazione è richiesta anche per gli eventi collaterali, data la disponibilità limitata di posti.

Nato a Firenze nel 1986, Daniele Davitti si è formato in Fashion Design al Polimoda e ha proseguito gli studi al Bunka Fashion College di Osaka, sviluppando una sensibilità progettuale improntata all’essenzialità e alla valorizzazione dei materiali. Dopo un percorso espositivo tra Italia e estero – con mostre personali e collettive, tra cui Immaculate Decay a New York e la retrospettiva Mortalia Cura – ha attraversato pittura, disegno e collage, per dedicarsi in via esclusiva dal 2019 all’arte tessile e al ricamo. Nel 2024 è stato selezionato per la Contextile Biennale di Guimarães, in Portogallo, ed è inserito nella Homo Faber Guide come artista ricamatore.


