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TESSILE E SUONO, OLTRE LA NOTAZION. MATERIALI CHE VIBRANO, SUPERFICI CHE ASCOLTANO

| di Eleonora Giglione |

Non tutto ciò che suona chiede di essere scritto, e forse non tutto ciò che viene scritto riesce davvero a trattenere un suono. La distanza tra vibrazione e segno, che la notazione musicale ha reso abitabile per secoli, qui si incrina senza bisogno di essere negata esplicitamente. Basta spostare l’attenzione, non più verso ciò che rappresenta, ma verso ciò che reagisce.

Il tessile appartiene a questa seconda categoria. Non è un supporto neutro, non è una superficie che attende un’iscrizione, è già un sistema di forze in equilibrio instabile, una trama di tensioni che rispondono. Ogni fibra tesa contiene una possibilità di oscillazione, non come immagine della corda sonora, ma come sua variante materiale, meno evidente eppure continua. La differenza non riguarda la natura, ma il modo in cui quella vibrazione si distribuisce, si attenua, si moltiplica lungo linee che non sono mai isolate.

In un tessuto, infatti, nessun filo vibra da solo. L’intreccio produce accoppiamenti, deviazioni, interferenze minime che rendono impossibile una propagazione lineare. Il suono, se attraversa, lo fa perdendo definizione, guadagnando estensione. Più che trasmettersi, si disperde con precisione, si riconfigura. In questo senso il tessile non conserva un evento, lo rielabora senza intenzione.

Nei testi di Anni Albers, formata al Bauhaus e figura centrale della ricerca tessile del Novecento, questa intuizione è già chiara. In On Weaving e On Designing, il tessile viene pensato come un sistema strutturale, un campo di relazioni tra materiali, densità e resistenze. Ogni scelta produce una risposta, ogni variazione introduce una qualità percettiva. Il tessuto non è mai neutro, è sempre attivo.

Il tatto, nei suoi scritti, non è un senso subordinato ma una forma di conoscenza. Il contatto con il materiale precede la formalizzazione, la comprensione nasce da una risposta reciproca tra mano e fibra. Da qui si può spostare lo sguardo, tatto e ascolto condividono una stessa condizione, entrambi dipendono da una sollecitazione, da una vibrazione che attraversa un corpo e lo modifica. La distinzione tra i sensi arriva dopo.

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