ANNI ALBERS. CONSTRUCTING TEXTILES
Fino al 22 febbraio 2026 lo Zentrum Paul Klee di Berna dedica ad Anni Albers la sua prima mostra personale in Svizzera. Intitolata Anni Albers. Constructing Textiles, l’esposizione propone una rilettura approfondita di una delle figure più incisive del XX secolo nel campo dell’arte e del design, restituendo la complessità di una pratica che ha trasformato la tessitura in un luogo di convergenza tra sperimentazione formale, riflessione teorica e progetto architettonico.

Photo: Philipp Ottendörfer. © 2025 The Josef and Anni Albers Foundation/ProLitteris, Zurich
Formatasi all’interno del Bauhaus tra Weimar, Dessau e Berlino, Anni Albers sviluppò fin dagli esordi una concezione del tessile radicalmente distante dalle gerarchie disciplinari tradizionali. La tessitura non fu per lei un ambito subordinato alle arti maggiori, bensì un dispositivo strutturale capace di articolare spazio, funzione e percezione. Dopo la chiusura del Bauhaus sotto la pressione del regime nazionalsocialista, l’emigrazione negli Stati Uniti nel 1933 segnò una svolta decisiva: l’esperienza al Black Mountain College, in un contesto educativo fondato sull’interdisciplinarità e sulla sperimentazione, offrì ad Albers il terreno ideale per consolidare una ricerca che avrebbe inciso in modo duraturo sul pensiero visivo del Novecento.
Determinante per la formazione del suo metodo fu l’influenza di Paul Klee, che introdusse l’insegnamento della progettazione teorica nella classe di tessitura a partire dal 1927. In assenza di un addestramento tecnico codificato, le giovani tessitrici del Bauhaus furono spinte a un rapporto diretto con il materiale, fondato sull’osservazione e sull’esperimento. Questa libertà operativa, unita a una rigorosa riflessione formale, accompagnò Anni Albers per tutta la sua carriera, traducendosi in una pratica che concepiva la tessitura come costruzione, struttura e linguaggio.

© 2025 The Josef and Anni Albers Foundation/ProLitteris, Zurich
A partire dagli anni Trenta, i viaggi in America Latina — in particolare in Messico, Cile e Perù — ampliarono ulteriormente l’orizzonte della sua ricerca. Il confronto con le tradizioni tessili precolombiane, già conosciute attraverso lo studio dei manufatti conservati nei musei etnografici europei, si trasformò in un’esperienza diretta e profondamente formativa. La ricchezza di motivi, tecniche e sistemi simbolici dei tessuti andini e mesoamericani trovò una rielaborazione autonoma nelle opere di Albers, che seppe tradurre quelle suggestioni in un linguaggio contemporaneo, privo di intenti citazionistici.

Photo: Tim Nighswander / Imaging4Art Private Collection
© 2025 The Josef and Anni Albers Foundation/ProLitteris, Zurich
In questo contesto nasce Ancient Writing (1936), uno dei primi esempi dei suoi arazzi pittorici. Qui la tessitura aperta, attraversata da bande irregolari di rayon nero, diventa superficie di iscrizione, evocando sistemi di scrittura arcaici e segni archeologici. Il tessile si afferma come spazio semantico, capace di articolare un linguaggio visivo autonomo. Il tema della scrittura attraversa anche opere successive, come Code (1962), ispirata al khipu andino: nodi e fili supplementari suggeriscono un sistema di comunicazione cifrato, in cui il significato si costruisce attraverso ritmo, struttura e variazione. Dopo il 1963, queste ricerche si estendono alle opere su carta, dove nodi, linee e trame vengono esplorati come elementi grafici e concettuali.

The Museum of Arts and Design, New York, gift of Karen Johnson Boyd, through the American Craft Council, 1977. © 2025 The Josef and Anni Albers Foundation/ProLitteris, Zurich
Parallelamente alla produzione artistica, Anni Albers sviluppò una vasta ricerca applicata, dedicata alla progettazione di tessuti per l’architettura e l’interior design. Lungi dall’essere concepiti come semplici rivestimenti decorativi, questi lavori rispondono a esigenze funzionali precise e nascono da un’analisi puntuale dei materiali e delle condizioni spaziali. Emblematico in tal senso è il rivestimento fonoassorbente realizzato nel 1930 per l’auditorium della Federazione Generale dei Sindacati Tedeschi a Bernau, dove la combinazione di ciniglia e cellophane traduce un problema acustico in una soluzione formale di sorprendente modernità. Questo approccio sperimentale, aperto all’uso di materiali inusuali, rimase una costante nella sua pratica.

© 2025 The Josef and Anni Albers Foundation/ProLitteris, Zurich Courtesy The Josef and Anni Albers Foundation and David Zwirner
Negli Stati Uniti, Albers collaborò con architetti di primo piano, tra cui Walter Gropius, per il quale progettò tra il 1948 e il 1950 tessuti destinati ai dormitori dell’Harvard Graduate Center. Anche in questi interventi, l’artista dimostra come il tessile possa intervenire attivamente nella definizione dello spazio, conciliando funzionalità, resistenza e qualità estetica. Analoga attenzione emerge nei progetti per contesti sacri, come i pannelli in Lurex realizzati nel 1957 per il Temple Emanu-El di Dallas, in cui la superficie tessile diventa elemento dinamico, sensibile alla luce e al movimento.
Il riconoscimento istituzionale del suo lavoro giunse già nel 1949 con la mostra personale al Museum of Modern Art di New York, prima dedicata a una designer tessile. I prototipi presentati in quell’occasione, tra cui le partizioni spaziali sospese, incarnano una visione del tessile come elemento architettonico a pieno titolo, capace di sostituire o integrare strutture murarie tradizionali. Non a caso, Anni Albers rivendicò più volte per i tessuti un ruolo progettuale autonomo, definendoli “idee contributive” all’architettura.
Questa visione trova una concreta traduzione nell’allestimento della mostra bernese, dove alcuni tessuti sono installati come dispositivi spaziali, in dialogo diretto con l’architettura del museo.

© 2025 The Josef and Anni Albers Foundation/ProLitteris, Zurich
Curata da Fabienne Eggelhöfer e Brenda Danilowitz in collaborazione con la Josef and Anni Albers Foundation, Anni Albers. Constructing Textiles restituisce l’attualità di un pensiero che continua a interrogare il rapporto tra arte, materia e spazio, riaffermando il tessile come campo di ricerca critico e come strumento capace di ridefinire le categorie stesse della pratica artistica contemporanea.


