EXTINCTIONS. DEBORAH KRUGER E LE GEOGRAFIE DELLA PERDITA AL MUMA DI MACCAGNO
C’è una particolare coerenza tra la ricerca di Deborah Kruger e il luogo che ospita la sua prima mostra personale in Europa. Dall’11 luglio al 26 ottobre 2026 il MuMa | Civico Museo Parisi Valle di Maccagno, sul Lago Maggiore, presenta EXTINCTIONS, progetto a cura di Barbara Pavan realizzato con il patrocinio del Comune di Maccagno con Pino e Veddasca e della ProLoco di Maccagno. La sede non è un semplice contenitore espositivo, ma parte integrante del progetto espositivo: il celebre “museo-ponte” progettato da Maurizio Sacripanti su iniziativa dello scultore Giuseppe Parisi, oggi diretto da Federico Crimi, è infatti un’architettura che annulla la tradizionale separazione tra costruzione e paesaggio. Sospeso sul torrente Giona dove incontra il Lago Maggiore, il museo trasforma gli elementi naturali in componenti attive dell’esperienza percettiva, offrendo un contesto ideale per una pratica artistica che pone al centro le relazioni tra ambiente, memoria e cultura.

(dettaglio)
serigrafia manuale su plastica riciclata, cucitura a mano e a macchina
150 x 291 x 2,5 cm | 59 x 114,5 x 1 in
Da anni Deborah Kruger sviluppa una ricerca che intreccia questioni ecologiche e processi di cancellazione culturale. In EXTINCTIONS questi temi convergono in un corpus significativo di opere recenti che affrontano due fenomeni apparentemente distinti ma strettamente connessi: l’estinzione di numerose specie di uccelli e la progressiva scomparsa delle lingue indigene. Per l’artista, entrambe le dinamiche rappresentano manifestazioni di una stessa crisi sistemica che investe simultaneamente gli ecosistemi naturali e quelli culturali, compromettendo la biodiversità del pianeta e la pluralità delle forme di conoscenza.
Sculture tessili, arazzi monumentali e opere a parete compongono il percorso espositivo. A unificare lavori formalmente diversi è uno degli elementi più caratteristici della pratica di Kruger: piume ottenute dalla rifusione di plastica riciclata, successivamente serigrafate con immagini di specie aviarie minacciate e sovrastampate con testi in lingue a rischio di estinzione. La scelta di questo materiale non è soltanto formale. La plastica, simbolo per eccellenza dei modelli produttivi e consumistici contemporanei e tra i principali responsabili dell’alterazione ambientale, viene trasformata in un elemento attraverso cui l’artista rende visibili le responsabilità umane nei processi di degrado ecologico e di erosione culturale.

serigrafia manuale su plastica riciclata, cucitura a mano e a macchina, avvolgimento, cordame, filo di lino cerato
295 x 125 x 5 cm | 116 x 49 x 2 in
Ph.credit Carlos Díaz Corona

scultura in resina e fibra di vetro, pigmento, plastica riciclata, serigrafia, cuciture a mano e a macchina, cordoncino, filo di lino cerato
71 × 51 × 51 cm | 28 x 20 x 20 in
Edizione 1/7, prodotta da Art21 Studio
Ph. credit Carlos Díaz Corona
La formazione di Kruger al Fashion Institute of Technology di New York emerge nella centralità attribuita alla materia, nella costruzione paziente delle superfici e nella forte attenzione alla dimensione tattile delle opere. Textile design, fiber art e riflessione ambientale si intrecciano in una pratica che utilizza accumulazione, stratificazione e lavoro manuale per interrogare i sistemi economici contemporanei e le conseguenze delle loro logiche estrattive. Alla base del suo lavoro vi è una visione relazionale dell’esistenza, secondo la quale organismi, culture e linguaggi partecipano a una rete di interdipendenze che rende impossibile isolare le crisi ambientali da quelle sociali e culturali. La frammentazione degli habitat e l’erosione delle culture marginali appaiono così come effetti differenti di medesime dinamiche globali, le cui conseguenze ricadono soprattutto sulle realtà più vulnerabili: specie animali minacciate e comunità indigene diventano indicatori sensibili delle fragilità dell’intero ecosistema planetario.

serigrafia manuale su plastica riciclata, cucitura a mano e a macchina
38 x 38 cm | 15 x 15 in
Ph. credit Carlos Díaz Corona
EXTINCTIONS non solo evidenzia la condizione di perdita, ma invita a ripensare le relazioni tra produzione, consumo, linguaggio e tutela della vita, chiamando in causa le responsabilità individuali e collettive che attraversano il presente. L’arte diventa per Kruger uno strumento di consapevolezza e trasformazione, capace di restituire visibilità a ciò che rischia di scomparire e di far emergere le connessioni spesso invisibili che legano fenomeni apparentemente lontani.

(dettaglio)
serigrafia manuale su plastica riciclata, cucitura a mano e a macchina, scultura in fibra di vetro
434 x 119 x 22 cm | 171 x 47 x 8.5 in
A rafforzare questa prospettiva contribuisce la collaborazione con la Fondazione Bolle di Magadino, istituzione svizzera impegnata nella tutela dell’omonima riserva naturale protetta dal 1974. Grazie al supporto scientifico della Fondazione è stata inclusa in mostra un’opera dedicata al Tarabusino, specie aviaria a rischio presente nell’area del Lago Maggiore. La partnership introduce una dimensione territoriale e transfrontaliera particolarmente significativa: le questioni ecologiche affrontate dall’artista oltrepassano infatti i confini amministrativi, inscrivendosi in una rete di relazioni che coinvolge habitat, specie e comunità. Della Fondazione fanno parte la Confederazione Svizzera, il Canton Ticino, Pro Natura e WWF Svizzera; il suo lavoro è rivolto alla conservazione della biodiversità delle zone umide delle Bolle di Magadino, sito di importanza internazionale riconosciuto dalla Convenzione di Ramsar fin dal 1982.

Attiva da decenni sulla scena internazionale della fiber art, Deborah Kruger ha esposto in musei, gallerie e università negli Stati Uniti, in Messico, Europa, Asia e Australia. Tra gli appuntamenti più recenti figurano Interpretations al Visions Museum of Textile Art di San Diego (2025-2026), Drifts and Tremors all’Aqua Art Fair durante la Miami Art Week e Drags and Woops: The Poetics of Rupture presso MIA Curatorial Projects di Miami (2025), entrambe curate da Milagros Bello, Our Fragile Moment alla Hudson Guild Gallery di New York, la Biennale Coined in the South al Mint Museum di Charlotte, la III Bienal de Artes Plásticas y Visuales de Engativá a Bogotá, la X International Biennial of Contemporary Textile Art di Miami, la Bienal Rufino Tamayo di Città del Messico e Fiberart International a Pittsburgh. Le sue opere fanno parte di collezioni permanenti quali il Museum of Arts and Design (MAD) di New York, il Visions Museum of Textile Art di San Diego, la Città di Raleigh e la World Textile Association. Una sua grande opera a parete è attualmente esposta presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in Turkmenistan nell’ambito dell’Art in Embassies Program. Nel 2024 ha presentato la mostra personale Turbulence: Birds, Beauty, Language & Loss alla Block Gallery di Raleigh e nel corso della sua carriera ha partecipato a residenze presso il Millay Colony for the Arts, La Porte Peinte Centre in Francia, Hypatia-in-the-Woods e l’Icelandic Textile Center.
La mostra è accompagnata da un catalogo trilingue in italiano, inglese e tedesco pubblicato da Al3vie Editore.


