THREAD: ALLA SARAH MYERSCOUGH GALLERY IL FILO COME LINGUAGGIO TRA MATERIA, MEMORIA E CONTEMPORANEITÀ
La londinese Sarah Myerscough Gallery (18 Balderton Street, Mayfair, Londra) presenta “Thread”, una mostra collettiva ospitata negli spazi Upper & Lower della Schoolhouse, aperta dal 27 marzo al 14 maggio 2026, che riunisce un gruppo internazionale di artisti impegnati nell’esplorazione del filo come materiale, concetto e strumento espressivo.

La galleria, da tempo riconosciuta per il suo ruolo pionieristico nel valorizzare pratiche artistiche guidate dai materiali e dai processi, propone con questa esposizione una riflessione ampia e stratificata sulla tessitura intesa non solo come tecnica, ma come linguaggio capace di incarnare connessioni profonde tra esperienza umana, memoria e cultura.

Le opere in mostra spaziano da grandi arazzi murali realizzati in legno a sculture costituite da filamenti metallici, fino a strutture organiche che richiamano sistemi radicali cresciuti naturalmente, delineando un panorama in cui materiali tradizionali e sperimentazioni contemporanee si incontrano e dialogano. Una rassegna internazionale dedicata al lavoro tessile contemporaneo che evidenzia come una pratica antichissima, attraverso l’impiego di fibre naturali e tecniche innovative, continui a riflettere dinamiche di scambio culturale e creatività condivisa, restituendo un linguaggio poetico e universale capace di superare le forme convenzionali della comunicazione moderna.

Gli artisti e artiste in mostra sono Dana Barnes, Patrick Bongoy, Ann Coddington, Aude Franjou, Lin Fanglu, Teresa Hastings, Wanbing Huang, Tim Johnson, Taylor Kibby, Alida Kuzemczak-Saye, Kate MccGwire, Adriana Meunier, Annette Mills, Arko, Joana Schneider, Diana Scherer, Wycliffe Stutchbury, Amy Usdin e Lucy Williams e lavorano con materiali eterogenei come radici vegetali, metallo, gomma, carta washi, bambù, lino, piume, reti da pesca riciclate, viscosa rigenerata, cotone, rafia e canne, dimostrando come la pratica tessile possa espandersi oltre i confini tradizionali per includere riferimenti ecologici, tecnologici e simbolici.

Nel suo testo critico, Emma Crichton-Miller sottolinea come il filo affondi le proprie radici etimologiche nell’idea di torsione e come, attraverso questo gesto primario, diventi generatore di narrazione e struttura: “con un filato si può iniziare a raccontare una storia”, scrive, evidenziando inoltre come il tessere preceda storicamente il linguaggio scritto e sia intimamente connesso al corpo umano, dal primo avvolgimento del neonato fino al sudario funerario. Crichton-Miller mette in luce come queste valenze simboliche e storiche siano ancora oggi centrali per gli artisti coinvolti in “Thread”, i quali, provenendo da ambiti diversi come pittura, disegno, moda e tessitura, condividono un interesse comune per la capacità del filo di dare forma a pensieri ed emozioni e di aprire spazi narrativi, analogamente a una linea tracciata nel disegno che si sviluppa e si articola nello spazio.


La mostra si inserisce coerentemente nella missione della Sarah Myerscough Gallery, fondata nel 1998 e riconosciuta a livello internazionale per la promozione di artisti che operano all’intersezione tra artigianato, design e scultura, con una particolare attenzione al rapporto tra pratiche tradizionali e innovazione. Il programma della galleria si distingue per la capacità di valorizzare opere che riflettono una profonda relazione con i materiali naturali, spesso in particolare il legno, e che affrontano tematiche ambientali, sociali e culturali attraverso un approccio concettualmente rigoroso e tecnicamente sofisticato, favorendo un dialogo continuo tra artisti, curatori e istituzioni e contribuendo ad ampliare il ruolo dell’artigianato nel panorama contemporaneo internazionale.


