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THREAD: ALLA SARAH MYERSCOUGH GALLERY IL FILO COME LINGUAGGIO TRA MATERIA, MEMORIA E CONTEMPORANEITÀ

La londinese Sarah Myerscough Gallery (18 Balderton Street, Mayfair, Londra) presenta “Thread”, una mostra collettiva ospitata negli spazi Upper & Lower della Schoolhouse, aperta dal 27 marzo al 14 maggio 2026, che riunisce un gruppo internazionale di artisti impegnati nell’esplorazione del filo come materiale, concetto e strumento espressivo.

Diana Scherer, Apical #6, 2025 Grown root textile on jute, Unframed, 270 H x 200 W x 15 D cm ; 106.2 H x 78.7 W x 5.9 D in | ©Gareth Hac

La galleria, da tempo riconosciuta per il suo ruolo pionieristico nel valorizzare pratiche artistiche guidate dai materiali e dai processi, propone con questa esposizione una riflessione ampia e stratificata sulla tessitura intesa non solo come tecnica, ma come linguaggio capace di incarnare connessioni profonde tra esperienza umana, memoria e cultura.

Amy Usdin, To Grandmother’s House, 2020, Cotton, hemp, leather, linen, paper, wool with caned seat on vintage leather horse fly nets with hame, 215.9 H x 88.9 W x 45.72 D cm | ©Amy Usdin | Courtesy the artist

Le opere in mostra spaziano da grandi arazzi murali realizzati in legno a sculture costituite da filamenti metallici, fino a strutture organiche che richiamano sistemi radicali cresciuti naturalmente, delineando un panorama in cui materiali tradizionali e sperimentazioni contemporanee si incontrano e dialogano. Una rassegna internazionale dedicata al lavoro tessile contemporaneo che evidenzia come una pratica antichissima, attraverso l’impiego di fibre naturali e tecniche innovative, continui a riflettere dinamiche di scambio culturale e creatività condivisa, restituendo un linguaggio poetico e universale capace di superare le forme convenzionali della comunicazione moderna.

Kate MccGwire, TORSION, 2024, Mixed media with rooster feathers, 76.6 H x 55 W x 55 D cm , 30.1 H x 21.6 W x 21.6 D in | ©Kate MccGwire | Courtesy the artist

Gli artisti e artiste in mostra sono Dana Barnes, Patrick Bongoy, Ann Coddington, Aude Franjou, Lin Fanglu, Teresa Hastings, Wanbing Huang, Tim Johnson, Taylor Kibby, Alida Kuzemczak-Saye, Kate MccGwire, Adriana Meunier, Annette Mills, Arko, Joana Schneider, Diana Scherer, Wycliffe Stutchbury, Amy Usdin e Lucy Williams e lavorano con materiali eterogenei come radici vegetali, metallo, gomma, carta washi, bambù, lino, piume, reti da pesca riciclate, viscosa rigenerata, cotone, rafia e canne, dimostrando come la pratica tessile possa espandersi oltre i confini tradizionali per includere riferimenti ecologici, tecnologici e simbolici.

Joana Schneider, Ash Tree Bark, 2025, Marine debris, silk, linnen yarn, wood, aluminum fixture, 200 H x 140 W x 30 D cm | ©Joana Schneider | Courtesy the artist

Nel suo testo critico, Emma Crichton-Miller sottolinea come il filo affondi le proprie radici etimologiche nell’idea di torsione e come, attraverso questo gesto primario, diventi generatore di narrazione e struttura: “con un filato si può iniziare a raccontare una storia”, scrive, evidenziando inoltre come il tessere preceda storicamente il linguaggio scritto e sia intimamente connesso al corpo umano, dal primo avvolgimento del neonato fino al sudario funerario. Crichton-Miller mette in luce come queste valenze simboliche e storiche siano ancora oggi centrali per gli artisti coinvolti in “Thread”, i quali, provenendo da ambiti diversi come pittura, disegno, moda e tessitura, condividono un interesse comune per la capacità del filo di dare forma a pensieri ed emozioni e di aprire spazi narrativi, analogamente a una linea tracciata nel disegno che si sviluppa e si articola nello spazio.

Wycliffe Stutchbury, Shore Road, 2026, Salvaged western red cedar shingles on cotton twill Ogunquit, Maine, US, 340 H x 270 W x 5 D cm | ©Gareth Hacker
Patrick Bongoy, Way of Ancestors, 2026, Found inner rubber tubing, lay flat on board, 225 H x 213 W x 15 D cm, 88.5 H x 83.8 W x 5.9 D in | ©Patrick Bongoy | Courtesy the artist

La mostra si inserisce coerentemente nella missione della Sarah Myerscough Gallery, fondata nel 1998 e riconosciuta a livello internazionale per la promozione di artisti che operano all’intersezione tra artigianato, design e scultura, con una particolare attenzione al rapporto tra pratiche tradizionali e innovazione. Il programma della galleria si distingue per la capacità di valorizzare opere che riflettono una profonda relazione con i materiali naturali, spesso in particolare il legno, e che affrontano tematiche ambientali, sociali e culturali attraverso un approccio concettualmente rigoroso e tecnicamente sofisticato, favorendo un dialogo continuo tra artisti, curatori e istituzioni e contribuendo ad ampliare il ruolo dell’artigianato nel panorama contemporaneo internazionale.