ANA SILVA: EAU
Lo Spazio Zero della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo accoglie Eau, la prima mostra personale in un’istituzione italiana dell’artista angolana-portoghese Ana Silva (Calulo, 1979). Il progetto, concepito appositamente per gli spazi del museo bergamasco, si sviluppa in continuità con la sua ricerca e affronta una delle crisi più urgenti del nostro tempo: l’accesso all’acqua, tema che attraversa l’intero percorso espositivo e si traduce in una riflessione stratificata su risorse, disuguaglianze e responsabilità globali.

Sem título [Untitled], 2025
ricami, pigmenti naturali e glitter su crinolina
embroidery, natural pigments and glitter on crinoline
260 x 140 cm
Courtesy Ana Silva and A Gentil Carioca, Rio de Janeiro
Ideata per Spazio Zero, la mostra nasce dalla collaborazione con una rete di ricamatrici locali, invitate dall’artista a intervenire su alcune sue opere tessili, attivando un dialogo concreto tra pratica artistica e territorio. Questo coinvolgimento non rappresenta un semplice contributo tecnico, ma diventa parte integrante del processo concettuale: il ricamo, tradizionalmente associato alla cura, alla memoria e alla resistenza, si trasforma in uno strumento condiviso di consapevolezza, capace di rendere visibile una realtà in cui l’acqua non costituisce un diritto garantito, bensì un privilegio.

Guardiãs 006, 2024
disegno, pigmenti naturali, acrilico, ricami, metallo, perle e glitter su crinolina
drawing, natural pigments, acrylic, embroidery, metal, pearls, and glitter on crinoline
218 x 122 cm
Courtesy Ana Silva and A Gentil Carioca, Rio de Janeiro

Guardiãs 018, 2025
ricamo, pigmenti naturali, acrilico e glitter su crinolina
embroidery, natural pigments, acrylic and glitter on crinoline
285 x 160 cm
Courtesy Ana Silva and A Gentil Carioca, Rio de Janeiro
La modalità produttiva di Silva riflette e insieme mette in discussione specifiche dinamiche culturali. In una prima fase, i soggetti da lei ideati e disegnati vengono affidati a ricamatori angolani: in Angola, infatti, solo agli uomini è consentito utilizzare la macchina da cucire. Successivamente l’artista interviene personalmente, ultimando le opere a mano e aggiungendo decorazioni, glitter e paillettes. Questo doppio passaggio – tra progettazione e delega, tra macchina e gesto manuale, tra collettività e intervento individuale – diventa una metafora delle tensioni che attraversano i suoi lavori: questioni di genere, ruoli sociali, economie locali e circuiti globali si intrecciano in una pratica che rallenta deliberatamente il tempo dell’industria per introdurre una temporalità corporea, ripetitiva e intima.

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
L’intera ricerca di Ana Silva si colloca infatti all’incrocio tra memoria, materialità e critica socioculturale, in dialogo con gli effetti della globalizzazione, del consumo e dei flussi transcontinentali. Il suo lavoro prende forma a partire da un gesto tanto semplice quanto radicale: recuperare tessuti, pratiche e saperi femminili a lungo relegati allo spazio privato, assumendoli come linguaggio artistico contemporaneo. I tessuti industriali che utilizza sono portatori di un vissuto complesso: prodotti in massa in Africa o per l’Africa, un tempo centrali nella vita quotidiana, oggi tendono ad accumularsi, a essere dimenticati o sostituiti, trasformandosi in rifiuti di un sistema globale fondato su produzione e consumo accelerati. Silva si inserisce consapevolmente in questo ciclo, recuperando e risemantizzando i materiali scelti; attraverso il ricamo interrompe la linearità del processo industriale e reinscrive il tessuto in un ecosistema più ampio, in cui la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente ma coinvolge anche dimensioni culturali e sociali.

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Le figure femminili che abitano le sue opere – presenze fragili, talvolta incomplete, integrate in pattern geometrici che evocano la produzione in serie, i mercati globali e le eredità coloniali ancora in atto – incarnano questa tensione tra individuo e sistema. Intervenendo su tali pattern, l’artista introduce una sospensione, un respiro: il disegno libero, i fili lasciati a vista e l’assenza di una finitura definitiva dichiarano il rifiuto di un’identità fissa o di una narrazione univoca. I corpi rappresentati sono corpi in costruzione, attraversati da storie stratificate e aperti a possibilità di trasformazione.

Sem título [Untitled], 2025
ricami, pigmenti naturali e glitter su crinolina
embroidery, natural pigments and glitter on crinoline
210 x 154 cm
Courtesy Ana Silva and A Gentil Carioca, Rio de Janeiro
Accanto ai lavori più recenti, Eau presenta al pubblico un corpus significativo di opere precedenti che ripercorrono l’evoluzione della sua ricerca, tra cui la serie O Fardo / Vestir Memórias, composta da lavori realizzati a partire da sacchi di plastica e rafia utilizzati per il trasporto di abiti dall’Europa all’Africa, destinati ai mercati dell’usato. Questi sacchi, colmi di vestiti ma anche di storie e percorsi invisibili, vengono sottratti alla loro funzione originaria e riconfigurati come superfici narrative. Anche in questo caso Silva interviene con ricami e cuciture, incorporando figure umane, scene di vita quotidiana e motivi simbolici che rimandano all’infanzia, alla cura, alla vita sociale e alla trasmissione della memoria. La scelta del supporto non è neutra: il materiale, associato allo scarto, mette in luce le asimmetrie economiche tra Nord e Sud globale, interroga i circuiti del consumo e rende evidenti le conseguenze ambientali e sociali dell’eccesso generato dai sistemi produttivi del Nord e riversato nei Paesi del Sud. Al tempo stesso, queste opere propongono una riappropriazione sensibile e poetica del residuo, trasformato in materia di resistenza, affermazione e ricostruzione.

Sem título [Untitled], 2025
ricami, pigmenti naturali e glitter su fliselina e crinolina
embroidery, natural pigments and glitter on interlining and crinoline
230 x 150 cm
Courtesy Ana Silva and A Gentil Carioca, Rio de Janeiro

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
In mostra, l’ecologia emerge come relazione complessa tra corpi, materiali, storie e sistemi di produzione. Silva si interroga su quali narrazioni possano nascere a partire da ciò che è stato dimenticato o scartato e costruisce un percorso in cui pratica tessile, ricerca sociale e attenzione ambientale si intrecciano in una rilettura critica del quotidiano.
La mostra è visitabile fino al 6 settembre 2026.

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Nata nel 1979 a Calulo, Ana Silva vive e lavora tra Portogallo, Angola e Brasile, muovendosi tra territori, esperienze e culture differenti che si riflettono nella stratificazione visiva e concettuale delle sue opere. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerose istituzioni internazionali, tra cui il Musée d’art et d’histoire de Genève, il Musée d’Art Moderne de Paris, il Kunsthaus Baselland, il Museu de História Natural de Luanda e la Dak’Art Biennale di Dakar, oltre a sedi espositive a Lisbona e Bonnieux; le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Centre Pompidou, la Fondation H e il Fonds de Dotation Agnès b. a Parigi, la Fondation Gandur pour l’Art a Ginevra e il Pérez Art Museum Miami. Con Eau, la GAMeC offre così al pubblico italiano l’occasione di confrontarsi con una delle voci più significative della scena artistica contemporanea transcontinentale, capace di coniugare ricerca formale, responsabilità sociale e attivazione partecipativa dello spazio espositivo.


