RUFINA BAZLOVA ALLA BIENNALE MATTER OF ART 2026: IL RICAMO COME ARCHIVIO DELLA MEMORIA E GESTO DI RESISTENZA
Fino al 13 settembre 2026 la Biennale Matter of Art si svolge tra Praga e Pardubice, articolandosi in tre sedi espositive: la National Gallery Prague – Trade Fair Palace e la Tusculum Prague, entrambe a Praga, e GAMPA – City Gallery Pardubice.

Curata da Jaroslava Tomanová, Jakub Gawkowski e František Fekete, la biennale riunisce oltre trenta artisti e collettivi internazionali attorno a una riflessione sull’arte come pratica di necessità, intesa non come scelta estetica o professione, ma come risposta vitale alle condizioni politiche, sociali ed esistenziali del presente. Secondo i curatori, la necessità può assumere la forma della protesta, della solidarietà, della cura o del ritiro, diventando una modalità attraverso cui l’arte rafforza le comunità, rende visibili le voci marginalizzate e alimenta nuove forme di resistenza. In quest’ottica si inserisce il progetto di #FramedInBelarus dell’artista bielorussa Rufina Bazlova, un’opera che traduce il ricamo tradizionale in un potente elemento di memoria collettiva e attivismo politico.


Bazlova, che vive in esilio dopo la repressione seguita alle proteste in Bielorussia del 2020, ha avviato il progetto insieme alla storica dell’arte Sofia Tocar con l’obiettivo di documentare le violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Aleksandr Lukašenko. Attraverso un processo partecipativo, persone provenienti da tutto il mondo ricamano i ritratti e le storie dei prigionieri politici bielorussi, contribuendo a costruire un archivio collettivo che restituisce visibilità a chi il potere vorrebbe cancellare dalla memoria pubblica.
Alla base del progetto vi è il linguaggio visivo sviluppato dall’artista e definito vyzhyvanka, neologismo che unisce i termini bielorussi vyshyvat (“ricamare”) e vyzhyvat (“sopravvivere”). Bazlova rielabora gli antichi motivi ornamentali del ricamo popolare bielorusso impiegando esclusivamente il filo rosso su fondo bianco, una combinazione cromatica che richiama la storica bandiera dell’opposizione democratica. Il ricamo, tradizionalmente associato alla sfera domestica e femminile, si trasforma così in un linguaggio di denuncia politica e in uno strumento di resistenza civile.

Dal 2021 il progetto ha coinvolto oltre 800 partecipanti provenienti da 41 Paesi, dando vita a una rete internazionale di solidarietà. Ogni volontario riceve la storia di un prigioniero politico, ne realizza il ritratto a punto croce e lo restituisce agli organizzatori, spesso accompagnandolo con riflessioni personali. Il lungo e meditativo processo del ricamo diventa un gesto di vicinanza simbolica, un tempo donato all’altro che trasforma una vicenda apparentemente distante in un’esperienza personale e condivisa.
In un momento in cui le organizzazioni per i diritti umani riconoscono in Bielorussia oltre 4.300 prigionieri politici, #FramedInBelarus si trasforma in un archivio in continua espansione, capace di sottrarre queste persone all’oblio attraverso una pratica lenta e collettiva. Il progetto dimostra come un sapere artigianale possa diventare uno strumento di trasmissione della memoria, di educazione civica e di mobilitazione politica.


Alla Biennale Matter of Art il progetto raggiunge una nuova dimensione installativa. Nella Grande Sala del Trade Fair Palace è presentata una monumentale struttura tessile alta quasi sette metri che riunisce 681 ricami, ovvero l’archivio quasi completo realizzato fino a oggi, ad eccezione di tre opere attualmente esposte in Norvegia. Le pareti interne dell’installazione sono interamente rivestite dalle testimonianze ricamate: anziché soffermarsi inizialmente sulle singole storie, il pubblico è investito dall’impressionante quantità dei lavori, percependo fisicamente la scala della repressione e, al tempo stesso, quella della solidarietà internazionale.
L’insieme dei ricami perde così la dimensione di semplice raccolta di opere individuali per trasformarsi in un unico grande paesaggio della memoria, dove le vicende personali confluiscono in una narrazione collettiva. La recente digitalizzazione dell’archivio consente inoltre di integrare l’esperienza fisica della mostra con quella online: un QR code ricamato conduce infatti alla piattaforma digitale del progetto, dove ogni ritratto è accompagnato dalle fotografie e dalla storia del prigioniero politico e del partecipante che lo ha realizzato.

La scelta della Biennale Matter of Art di includere #FramedInBelarus appare perfettamente coerente con il tema Necessary Wishes. L’opera di Rufina Bazlova dimostra come l’arte possa nascere da una necessità politica ed etica, trasformando una pratica tradizionale in un linguaggio contemporaneo di resistenza, cura e partecipazione. In questo caso il ricamo non è soltanto un mezzo espressivo, ma un gesto concreto di solidarietà capace di costruire comunità transnazionali, preservare la memoria storica e opporsi ai tentativi di cancellazione operati dal potere.
L’esposizione #FramedInBelarus è realizzata con il sostegno del programma ArtPower Belarus, finanziato dall’Unione Europea.


