IL TESSILE COME ARCHIVIO VIVENTE
| di Eleonora Giglione |
Quando si affronta la conservabilità del tessile emerge spesso un pregiudizio: che una stoffa, per natura biodegradabile, non possa durare quanto materiali “resistenti” come marmo o bronzo. L’idea nasce da un dato reale: la maggior parte dei tessuti antichi non è sopravvissuta perché organismi, luce, umidità e ossidazione li degradano più rapidamente della pietra. Tuttavia la storia materiale dimostra che, in condizioni favorevoli, i manufatti tessili possono conservarsi per millenni e offrire dati analitici comparabili a quelli di un sarcofago o di un rilievo. Il Tarkhan Dress, abito di lino rinvenuto in Egitto e datato tra il 3482 e il 3102 a.C., conservato al Petrie Museum of Egyptian Archaeology di Londra, è considerato il più antico capo tessuto giunto fino a noi. Nel deserto costiero del Perù l’aridità ha preservato tessuti in cotone e fibra di camelidi di oltre 2.000 anni, attribuiti alla cultura Paracas e oggi presenti anche al Brooklyn Museum di New York. A Huaca Prieta, sulla costa settentrionale del Perù, frammenti associati alla coltivazione del cotone già 7.800 anni fa includono tessuti con indaco databili a circa 6.000 anni fa. Sebbene meno frequente rispetto ad altri materiali, la conservazione del tessile è dunque possibile e informativamente comparabile a quella di materiali più durevoli.

La presenza di tessuti antichi leggibili contraddice l’idea che il tessile non sia un supporto affidabile di memoria materiale. Le pratiche attuali di conservazione cercano un equilibrio tra protezione fisica delle fibre e tutela delle informazioni contenute, dai motivi alle tracce d’uso. Anche un tessuto lacunoso può fornire indicazioni attraverso materiale, intreccio e pigmenti naturali. Le misure museali includono teche a temperatura e umidità controllate, supporti neutri e digitalizzazione ad alta risoluzione per limitare l’esposizione agli agenti di degrado. Va inoltre considerato che molte sopravvivenze dipendono da condizioni ambientali non intenzionali: nel deserto peruviano l’aridità ha limitato l’azione microbica e chimica. Ciò non garantisce una conservazione indefinita di colori e struttura, ma dimostra che un manufatto può restare analizzabile per millenni se le condizioni lo consentono.
Dal Tarkhan Dress ai tessuti andini, questi casi indicano che la peribilità non equivale a inevitabile perdita, ma costituisce un parametro di lettura. Il tessile può essere considerato un documento che registra la materialità delle fibre, le tecniche produttive e, indirettamente, le pratiche sociali e culturali dei suoi utilizzatori.
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