DANIELE DAVITTI: L’ARTE SENZA NOME TRA FILO, TESSUTO E BELLEZZA IMPERFETTA
| di Susanna Cati |
C’è un momento, nel percorso di alcuni artisti, in cui il bisogno di definirsi smette di avere senso. È da questa soglia, sottile e decisiva, che prende forma la ricerca di Daniele Davitti, nato a Firenze nel 1986, il cui lavoro si muove liberamente tra pittura, tessile, ricamo e collage, rifiutando deliberatamente qualsiasi appartenenza a una categoria precisa.
La sua formazione in Fashion Design al Polimoda, seguita dagli studi al Bunka Fashion College di Osaka, rappresenta molto più di un percorso accademico: è l’origine di una sensibilità progettuale improntata all’essenzialità e a una profonda attenzione per i materiali.
Definire, quindi, il lavoro di questo artista è, per sua stessa ammissione, un’impresa quasi impossibile. La sua formazione nasce nel mondo dell’arte visiva tradizionale: pittura e illustrazione, praticate per oltre un decennio, a cui si affiancano esperienze nel costume teatrale, nel tessile e nel collage. Eppure, nonostante questo percorso articolato, o forse proprio a causa di esso, la domanda più frequente che gli è stata rivolta negli anni è sempre stata la stessa: chi sei, esattamente, e dove ti collochi?

La sua risposta prende forma in un’idea tanto semplice quanto radicale: un’“arte senza nome”. Un’arte che rifiuta le etichette e le categorie, e che si sottrae alla necessità di essere definita. Per lui, l’opera non deve essere spiegata ma sentita. “L’esperienza artistica, sostiene, è prima di tutto emotiva, non intellettuale.” È anche per questo che guarda con distanza all’arte concettuale, verso la quale non nutre particolare interesse. Ciò che conta non è cosa l’opera “significa, “ma ciò che” fa provare.”

Questa posizione, tuttavia, non è priva di conseguenze. In un sistema dell’arte contemporanea fondato su classificazioni, segmentazioni e algoritmi, risultare “indefinibile” significa essere difficilmente collocabile. Il suo lavoro attraversa ambiti diversi: ricamo e arte tessile, ma anche disegno, pittura e collage; si muove tra arte da museo, interior design e alta moda; viene esposto tanto in fiere d’arte contemporanea quanto in contesti artigianali, gallerie e negozi. Una ricchezza che, sul piano promozionale, richiede uno sforzo maggiore, sia per l’artista sia per il pubblico. Eppure, è proprio questa varietà a costituire il cuore della sua ricerca: un terreno in continuo mutamento, fatto di sorprese, deviazioni e possibilità. (…)
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