Artiste e artisti,  Artiste e artisti

TRA MONUMENTALE ED ETEREO, LA “SENSIBILITÀ NATURALE” DI YU WEN-FU

| di Elena Redaelli |

A Pingtung, il vento è una presenza costante. Nei luoghi del Festival Luo Shan Feng, le raffiche arrivano improvvise e incessanti, scivolando tra i vicoli stretti, sotto le serrande dei negozi e nelle crepe delle vecchie case del villaggio costiero. È lì che ho visto per la prima volta uno dei lavori in bambù intrecciato di Yu Wen-Fu ancora in lavorazione: una membrana organica di culmi e listelli che avvolgeva i muri di una casa diroccata, abbracciando i vuoti dell’architettura e rendendo visibile la direzione del vento.

piume

Il rapporto tra luogo, struttura e spazio vuoto: l’aria è un tratto distintivo della pratica dell’artista taiwanese; è presente in tutti i suoi progetti, delle origini fino alle installazioni su grande scala. Eppure, come lui stesso racconta, tutto ha inizio in una piccola città della contea di Nantou, nella parte centrale dell’isola.

«A Zhushan, mio padre dirigeva una fabbrica che produceva oggetti artigianali in bambù», ricorda. «Sin dall’infanzia (1971–83), sono cresciuto circondato da una grande varietà di cesti intrecciati. All’interno della fabbrica, le canne di bambù venivano prima lavorate in listelli e poi trasformate in cesti. Questa era la mia quotidianità. Anche se ero ancora un bambino, osservando attentamente tutte le fasi della produzione: come i vari reparti si dividevano i compiti e alla fine assemblavano il tutto per ottenere il prodotto finito. Seguendo questi processi, imparai in modo naturale a conoscere il materiale e le tecniche per lavorarlo.»

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