SÉVERINE GALLARDO: L’ARCHITETTURA INTERIORE PRENDE FORMA NEL TESSUTO
| di Susanna Cati |
Nata ad Angoulême, in Francia, Séverine Gallardo appartiene a quella generazione di artisti che ha dovuto costruire il proprio linguaggio quasi in controtendenza rispetto alla formazione accademica ricevuta. Diplomata alla Scuola di Belle Arti di Marsiglia nel 2000, si è trovata immersa in un contesto in cui il lavoro manuale e materico occupava una posizione marginale, spesso oscurato da pratiche più concettuali e immateriali. Questo scenario non ha tuttavia limitato il suo percorso: al contrario, ha contribuito a definire una scelta precisa e consapevole, orientata verso la riscoperta del gesto, della materia e del fare.

Parallelamente alla sua attività artistica, nel 2007 Gallardo ha co-fondato, insieme a Franck Guyon, la casa editrice Marguerite Waknine. La collaborazione nasce da una passione condivisa per l’arte e la letteratura, un terreno comune che si traduce in un progetto editoriale raffinato e coerente. In particolare, Gallardo cura la collana Le Cabinet de dessins, un progetto che attraversa epoche e discipline per restituire la complessità e la ricchezza del disegno, spaziando dal design all’arte contemporanea fino all’illustrazione. La sua visione editoriale riflette la stessa sensibilità che anima il suo lavoro artistico: attenzione al dettaglio, apertura ai linguaggi e valorizzazione delle pratiche
Le radici del suo approccio creativo affondano però nell’infanzia. È attraverso la nonna che Gallardo entra in contatto con le tecniche tradizionali del lavoro a maglia e del ricamo. Più che un semplice apprendistato tecnico, si tratta di una trasmissione di sensibilità: il piacere del fare, il rapporto diretto con la materia, la scoperta delle possibilità insite in un gesto ripetuto: ”l’influenza di mia nonna mi ha lasciato il piacere di lavorare con le mani e la comprensione di quanto ogni movimento racchiuda possibilità inattese” È proprio questa dimensione esperienziale a orientare profondamente la sua ricerca, rendendo il lavoro manuale non solo un mezzo espressivo, ma una forma di conoscenza. (…)
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