PASCAL MONTEIL: PRIX MARATIER AL MAHJ
Pascal Monteil, vincitore del Prix Maratier della Fondazione Pro mahJ, è il protagonista del percorso permanente del Musée d’Art et d’Histoire du Judaïsme a Parigi fino al 4 gennaio 2026. Nato a Nîmes nel 1968 e oggi residente e attivo ad Arles, Monteil è il sesto artista a ricevere il Prix Maratier, il riconoscimento istituito da Claire Maratier per celebrare un artista vivente, un premio che intende valorizzare ricerche capaci di intrecciarsi con la cultura e la storia ebraica.
Per questa occasione, Monteil presenta sei grandi ricami che si ispirano a episodi emblematici: dall’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 al salvataggio, nel 1940, della comunità ebraica di Kaunas, capitale della Lituania, grazie ai visti concessi dal console giapponese Chiune Sugihara. Questi eventi storici non emergono però isolati, ma si sovrappongono ad altre memorie, ricordi e suggestioni che abitano l’immaginario dell’artista. Tra le sue fonti si ritrovano gli scritti di Aharon Appelfeld, la poesia di Federico García Lorca, le distopie letterarie di Philip K. Dick e le immagini visionarie di Sergej Paradžanov. Non a caso, Monteil ama sottolineare: «Non c’è mai un soggetto, io fabbrico soltanto rifugi».

90 x 280 cm. Collection privée. © Celia Pernot – courtesy Galerie Regala © Paris, Adagp, 2025
Questi “nidi di storie” prendono forma dal 2015, quando l’artista comincia a ricamare su tessuti antichi, lavorando filo dopo filo. Come ha scritto Christian Lacroix, il filo di Monteil «diventa a tratti gouache, acquerello, velatura, olio spesso, carboncino, incidendo la tela e facendo emergere giorno dopo giorno, mese dopo mese […] processioni, esili, architetture spaventate, poeti sulle barelle, scendiletto d’artista e barche per profeti».
La mostra, curata da Pascale Samuel, conservatrice della collezione moderna e contemporanea del mahJ, è realizzata in collaborazione con la galleria Regala di Arles, che rappresenta l’artista.
Il percorso espositivo non si limita a celebrare il riconoscimento del premio, ma racconta anche un’intera biografia creativa. Dopo gli studi alla Villa Arson di Nizza, Monteil ha trascorso quindici anni attraversando l’Asia e il Medio Oriente alla ricerca di fili antichi e spezzati, con l’intento di ritessere attraverso di essi una nuova storia della pittura. È stato tessitore a Tabriz, ceramista a Kyoto, pittore di icone a Istanbul, barcaiolo a Calcutta: esperienze di vita e di viaggio che hanno alimentato un linguaggio unico, capace di oscillare tra memoria e invenzione.

Dal 2017, stabilitosi ad Arles, l’artista lavora ricamando direttamente sulle ginocchia tele di canapa del XIX secolo, senza alcuna preparazione grafica ma con la scrittura come punto di partenza, trasformando le parole in arazzi. «Amo immaginare luoghi in cui le epoche si sovrappongono e i pensieri contraddittori coesistono», dichiara Monteil. «Mi immergo nella storia dell’arte e invito le figure che mi ispirano, con tutta umiltà. È il mio modo di raccontare la poesia e la complessità del mondo».
La sua biografia è costellata da numerose mostre personali: nel 2022 Mon Dieu, mon Dieu dans quel monde m’as-tu jeté ! e nel 2020 À la merci du soleil presso la galleria Regala di Arles; nel 2017 Je ne reconnais plus le soleil, a cura di Aldo Bastié e Christian Lacroix al Centre d’Art René d’Anjou nello Château de Tarascon; nel 2016 Llanto por la Monja Gitana al Museo Federico García Lorca di Granada; nel 2015 The World upside down, curata da Alka Pande alla Jor Bagh Station di Delhi. Al 2013 risalgono Anywhere out of the world al Museo Nazionale d’India a New Delhi (a cura di Aruna Adiceam), Enfer, Eden alla proprietà Caillebotte a Yerres e L’incendie de l’âme agli Instituts Français di Tangeri e Fès. Nel 2010 presenta Amor, Oro y Demonios al Convento Santa Clara di Cartagena (a cura di Annouchka de Andrade); nel 2008 L’appartement Perret, habité par La voix humaine all’appartement Perret di Le Havre, curato da Elisabeth Chauvin; nel 2007 Spirit of the Cities agli Instituts Français di Chittagong e Phnom Penh. Ancora, nel 2006, Marayat & John Lee alla Bug Gallery di Bangkok (a cura di Ark Fongsmut) e Calcutta: vaisseau baroque alla Maison des Indes di Parigi. Nel 2004 L’Inde al Centre des Arts di Enghien-les-Bains (a cura di Dominique Roland); nel 2002 Fûdo alla galleria Alain Gutharc di Parigi; nel 2000 Les Villes, sempre alla galleria Gutharc.

L’esposizione al mahJ, ospitata al Musée d’art et d’histoire du Judaïsme, Hôtel de Saint-Aignan (71, rue du Temple, 75003 Parigi), sarà visitabile secondo gli orari del museo, chiuso il lunedì salvo per i gruppi scolastici su prenotazione. Maggiori informazioni sono disponibili su www.mahj.org.


