Artiste e artisti

CUCIRE MEMORIA E APPARTENENZA: IN CONVERSAZIONE CON SHAMILLA AASHA

Shamilla Aasha (Hwange, 1977) è un’artista e docente zimbabwese residente a Bulawayo, la cui pratica si sviluppa all’intersezione tra pittura, arte tessile e sperimentazione di tecniche miste. Il suo lavoro si distingue per un linguaggio visivo stratificato e profondamente simbolico, attraverso il quale esplora temi legati all’identità culturale, alla spiritualità, alla memoria e alla condizione femminile nello Zimbabwe contemporaneo. Formatasi presso la Bulawayo School of Art & Design, dove nel 2000 ha conseguito un Diploma in Textile Design, Aasha ha sviluppato nel tempo una pratica artistica che trascende i tradizionali confini disciplinari, muovendosi fluidamente tra pittura, ricamo, assemblaggio, installazione tessile e soft sculpture. Centrale nella sua ricerca è il recupero del tessile come spazio di narrazione e trasmissione culturale – un processo che, a partire dal 2018, ha assunto una nuova centralità nel suo lavoro, alimentato da riflessioni sulla propria identità multiculturale di donna di origine shonae indiana cresciuta nella regione del Matabeleland.

Shamilla Aasha
Quiet Revolutions Part 1, 2025
Sewing patterns, ink, fabric and thread on canvas

Le sue opere sono dense di tracce, cuciture, superfici stratificate e pattern ricorrenti che evocano genealogie sia personali sia collettive. Attraverso tessuti, fili e cartamodelli, l’artista costruisce un vocabolario visivo autonomo nel quale il gesto del cucire assume una dimensione rituale e meditativa. I materiali vengono sovrapposti e trasformati in dispositivi simbolici che Aasha stessa definisce “oggetti sacri”: luoghi in cui memoria, trauma e resilienza convergono e si sedimentano. In questa prospettiva, il tessile diventa molto più di un semplice supporto o elemento decorativo; si trasforma in corpo, archivio identitario. La pratica di Aasha resiste deliberatamente a classificazioni rigide, oscillando tra pittura astratta, collage materico, arazzo contemporaneo e installazione. Questa fluidità formale riflette una più ampia indagine sui processi di ibridazione culturale e sulle tensioni tra tradizione e contemporaneità, individuo e collettività, spiritualità e dimensione politica.

Shamilla Aasha
Quiet Revolutions Part 2, 2025
Sewing patterns, ink, fabric and thread on canvas
11¾ x 19¾ in.
30.00 x 50.00 cm

Attiva sulla scena artistica locale e internazionale dalla fine degli anni Duemila, Shamilla Aasha ha partecipato a numerose mostre e fiere d’arte in Africa e in Europa. Tra i suoi progetti più significativi si distingue la personale Tomorrows/Today, presentata nel 2023 all’Investec Cape Town Art Fair con First Floor Gallery Harare. Ha inoltre preso parte alle edizioni 2022 e 2023 di Artissima, consolidando ulteriormente la propria presenza nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Nel 2024, la sua mostra personale To Those Who Came Before Me è stata organizzata dalla First Floor Gallery Harare.

Shamilla Aasha si distingue oggi come una delle voci più interessanti dell’arte contemporanea africana, sviluppando una pratica che intreccia riflessione poetica e politica sul corpo femminile, sull’appartenenza e sui processi di trasmissione culturale.

Shamilla Aasha
Quiet Revolutions Part 3, 2025
Sewing patterns, ink, fabric and thread on canvas
11¾ x 19¾ in.
30.00 x 50.00 cm

Quando hai capito di voler diventare artista?

Ripensando a come tutto è iniziato, non ricordo un momento preciso o una sorta di illuminazione improvvisa. Ricordo però di essere sempre stata creativa, perché la creatività rappresentava il mio spazio sicuro. C’era la consapevolezza che fosse una parte fondamentale di me. Quando ho fatto domanda per entrare alla scuola d’arte, non avevo un piano B. Nel corso della mia carriera ci sono stati percorsi differenti e momenti di cambiamento, ma non mi sono mai allontanata davvero dall’arte. Quando ho lasciato l’insegnamento formale, mi sono dedicata completamente al mio percorso artistico. L’arte mi ha aiutata – e continua ad aiutarmi – a trovare il mio posto nel mondo.

Che cosa significa per te fare arte?

Per me, oggi, fare arte significa entrare in relazione con la dimensione interiore creando al tempo stesso connessioni con ciò che è esterno. Mi sono formata come textile designer – una figura che oggi potremmo definire surface designer – e per questo vedo motivi decorativi ovunque. All’inizio del mio percorso come artista visiva questo era quasi un problema, perché tendevo inconsciamente ad aggiungere elementi decorativi ai lavori. Guardando alla mia pratica attuale, però, mi rendo conto che sto continuamente cercando quelle strutture invisibili, quei motivi intangibili che generano i ritmi attraverso cui viviamo. Credo che tutto sia connesso ed è proprio in questi punti di intersezione o di relazione – intenzionali o involontari, armonici o forzati – che, attraverso il fare artistico, riesco a comprendere meglio il modo in cui entriamo in relazione con noi stessi e con l’ambiente, sia interiore sia esterno.

Shamilla Aasha
Quiet Revolutions Part 4, 2025
Sewing patterns, ink, fabric and thread on canvas
11¾ x 19¾ in.
30.00 x 50.00 cm

Dopo aver praticato a lungo la pittura, hai scelto il medium tessile come linguaggio espressivo. Quali sono le ragioni di questa scelta? Quali caratteristiche del tessile – tecniche e/o concettuali – ti hanno portata in questa direzione?

Mi piace la materialità del tessile; trovo naturale costruire connessioni, metafore e simbolismi attraverso il tessuto. Il tessile costituisce la nostra seconda pelle e, da questa idea, si estende fino a diventare il tessuto stesso della società. Simboleggia i legami che possono unirci oppure mantenerci separati. Apprezzo anche la grande flessibilità che offre: posso decostruire e ricostruire secondo le necessità, oppure scegliere oggetti per le loro caratteristiche specifiche e utilizzarli nella loro forma originaria.

Non ho mai abbandonato completamente la pittura; al contrario, il lavoro tessile ha influenzato profondamente la mia produzione pittorica più recente. Oggi lavoro molto più lentamente, con una qualità più lineare.

Shamilla Aasha
Quiet Revolutions Part 5, 2025
Sewing patterns, ink, fabric and thread on canvas
11¾ x 19¾ in.
30.00 x 50.00 cm

Anche la pratica della cucitura, della tessitura e dell’uncinetto è in continua evoluzione. Sto cercando di intrecciare connessioni ed esplorare questi spazi di intersezione, evidenziandoli come i punti più interessanti ed entusiasmanti, perché spesso sono luoghi di trasformazione ed evoluzione, se siamo disposti ad aprirci all’esperienza.

Da dove nascono l’ispirazione e le idee per il tuo lavoro? Quanto di te stessa è presente nelle tue opere?

Sono molto curiosa rispetto al comportamento umano e al modo in cui le pratiche spirituali e culturali influenzano il nostro modo di agire. Mi interessa osservare come gli esseri umani entrano in relazione tra loro e come costruiamo – o ereditiamo – identità e memorie collettive all’interno delle comunità. Sono particolarmente interessata a rintracciare quelle voci femminili non riconosciute che hanno contribuito alla costruzione delle nostre storie – o, meglio, delle nostre herstories.

Shamilla Aasha
Quiet Revolutions Part 6, 2025
Sewing patterns, ink, fabric and thread on canvas
11¾ x 19¾ in.
30.00 x 50.00 cm

Spesso mi sento come un’investigatrice privata e posso trascorrere settimane a fare ricerca prima di iniziare il lavoro materiale vero e proprio. Ho compreso che molte di queste storie femminili non raccontate si nascondono nei romanzi, nella narrativa, ed è per questo che ho iniziato a leggere le opere delle scrittrici dello Zimbabwe. In generale, cerco sempre di ritrovare me stessa all’interno di un progetto, individuando punti di contatto con le mie esperienze personali che possano risuonare nel lavoro.

Le tue opere combinano antichi e nuovi canoni pittorici, pratiche di tessitura, oggetti trovati e ricamo astratto: un insieme che sfugge a qualsiasi classificazione. Come definiresti i tuoi lavori? E che cosa racconti attraverso di essi?

Non ho la minima idea di come definirli!

Per certi versi sono grata di non avere una formazione accademica specifica come fiber artist o artista tessile. Ho il privilegio di non conoscere davvero le regole di quel linguaggio e questo mi libera dalla pressione di ciò che dovrei o non dovrei fare. Posso così concentrarmi sulla ricerca di materiali che risuonino autenticamente con ciò che sto cercando di visualizzare. Anche durante il processo di realizzazione posso sperimentare liberamente, senza quella fastidiosa sensazione di aver infranto qualche regola sacra. Amo profondamente i momenti che trascorro lavorando e spero che chi osserva le mie opere possa percepire almeno una parte della gioia pura che provo mentre creo.

Shamilla Aasha
Sorority 1, 2026
woven fabric and netting
43¼ x 39⅜ in.
110.00 x 100.00 cm

I miei lavori sono conversazioni intorno al modo in cui vivo e percepisco alcune pratiche culturali. Un’opera, ad esempio, affrontava il tema del pagamento della dote matrimoniale, soprattutto nel contesto della mia cultura mista shona-indiana, e il conflitto interiore che nasce quando si cerca di rispettare tradizioni culturali che però, come donna, non sono realmente a tuo favore.

Nella mostra Breathing Time ho invece riflettuto sulla “ri-domesticazione” delle donne durante la pandemia e i lockdown successivi, e sull’esperienza di una donna che cerca semplicemente il tempo e lo spazio per esistere all’interno di una condizione estremamente confinata. Ho la sensazione di lavorare dal centro verso l’esterno: parto da questioni legate allo spirito e alla dimensione dell’invisibile per arrivare al mondo fisico con una voce molto più forte rispetto al passato. Ciò che la pandemia ha fatto per me è stato costringermi a stare con me stessa, e quel tempo di ascolto e immobilità è diventato il lavoro Breathing Time. Ora sento di aver trovato la mia voce e sto lavorando a progetti che affrontano l’oggettificazione e la mercificazione del corpo femminile africano, così come il tema del male gaze nelle arti visive in Zimbabwe.

Shamilla Aasha
Sorority 2, 2026
woven fabric and netting
45¼ x 39⅜ in.
115.00 x 100.00 cm

In che modo il tuo background multiculturale influenza il tuo lavoro e la tua ricerca?

Credo che influenzi ogni aspetto della mia vita, perché è semplicemente il modo in cui esisto nel mondo. Mi permette di vedere la molteplicità e la dualità in ogni cosa. Ho sempre la sensazione che esista un’altra storia, o un altro punto di vista, che non appare immediatamente a un primo sguardo. È attraverso questo filtro che elaboro le informazioni e le traduco nel mio lavoro.

Raramente troverai un solo strato di pittura, tessuto o cucitura nelle mie opere… ci sono sempre delle stratificazioni.

So che sei molto impegnata nel sostenere la creatività. Nella tua esperienza, quali sono le difficoltà che i giovani talenti devono affrontare, soprattutto se si tratta di ragazze, nel loro percorso espressivo? E quali difficoltà hai incontrato tu come artista donna?

Al di là delle difficoltà che i giovani artisti affrontano generalmente – la mancanza di materiali tradizionali*, di spazi sicuri in cui creare e di un’educazione artistica realmente completa – le giovani creative devono confrontarsi con un’ulteriore complessità: l’assenza di luoghi sicuri in cui imparare che la loro voce ha valore e può contribuire a raccontare le storie del tempo in cui vivono.

Credo che l’impossibilità di partecipare alle narrazioni del presente significhi che le storie delle donne continueranno a essere raccontate sottovoce e che quelle che verranno registrate saranno comunque filtrate attraverso un sistema patriarcale profondamente radicato.

Penso che alle ragazze si dovrebbe insegnare a confrontarsi con il potere e a prendere parola. È un aspetto spesso trascurato nei workshop artistici. È molto comune vedere giovani donne produrre lavori destinati al male gaze, perché esiste ancora una scarsa consapevolezza di questo concetto e, inoltre, molto spesso i loro percorsi sono guidati o curati da uomini.

Ho affrontato queste difficoltà, in forme diverse, in varie fasi della mia pratica artistica e sono profondamente grata alle straordinarie figure femminili che mi hanno offerto mentorship e sostegno lungo il cammino.

* Non credo però che il problema riguardi davvero i materiali: la necessità è madre dell’invenzione e sono assolutamente favorevole all’utilizzo di materiali non convenzionali, soprattutto quando sono accessibili e sostenibili.

Shamilla Aasha
Spiral Passages Part 1, 2022
embroidery and found fabric on canvas
40½ x 40½ in.
103.00 x 103.00 cm

Secondo te, l’arte può contribuire a risvegliare le coscienze e a sensibilizzare rispetto alle urgenze e alle sfide del presente, anche in tempi così complessi? E quale pensi sia oggi il ruolo dell’artista?

Vorrei poter rispondere con sicurezza di sì. Continuo a sperarlo. Credo però che, entrando sempre più nell’era digitale, della realtà virtuale e dell’intelligenza artificiale, le immagini diventeranno ancora più influenti.

Detto questo, ho osservato con tristezza come, durante ogni fase della pandemia, gli artisti non siano stati inclusi tra i servizi essenziali. Eppure mi piace pensare che siano stati proprio gli artisti a mantenere sane le persone – attraverso libri, musica, cinema, arte… Credo quindi che sia soprattutto una questione di prospettiva.

Penso che il ruolo dell’artista debba essere quello di un barometro della società: l’arte dovrebbe riflettere il tempo in cui viene prodotta. Questo è l’ideale, naturalmente, e dipende spesso dal livello di libertà di espressione presente in una società. Quando questa libertà è limitata, la voce degli artisti dovrebbe risuonare ancora più forte.

A cosa stai lavorando in questo momento e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questo periodo la mia energia creativa è rivolta soprattutto alla pratica del ricamo e della soft sculpture. La pittura, invece, continua a offrire uno spazio in cui il lavoro concettuale può svilupparsi, permettendomi di attraversare le idee con maggiore lentezza e chiarezza. In questo senso, i miei dipinti creano uno spazio di sicurezza, il ricamo lo apre e lo estende, mentre la scultura morbida lo incarna pienamente – come una sorta di bozzolo.

Ora che questo assetto sta diventando più solido, il mio interesse futuro è rivolto all’indagine di ciò che accade alle donne all’interno degli spazi sicuri e a come la mia pratica possa, allo stesso tempo, creare e sostenere questi stessi spazi.

Il mio progetto recente, Sorority, ha acceso qualcosa di molto profondo in me e sento il desiderio di seguire ulteriormente quel filo. Nel corso degli anni ho raccolto innumerevoli frammenti e materiali, e ora sento che è arrivato il momento giusto per integrarli. Sto affrontando questo lavoro attraverso un approccio “tutto tranne il lavello della cucina” (everything but the kitchen sink), riflettendo su temi come la migrazione, l’appartenenza e la memoria, come metafore delle scelte che compiamo rispetto a ciò che resta e ciò che lasciamo andare quando entriamo in una nuova fase della vita.