TRAME INDOCILI: L’IMMAGINARIO TESSILE DI “L’ÉTOFFE DES RÊVES” ALLA HALLE SAINT PIERRE
La Halle Saint Pierre di Parigi presenta fino al 31 luglio 2026, la mostra «L’Étoffe des rêves», un progetto espositivo che trasforma l’intero spazio in un grande paesaggio tessile animato da 300 opere di 36 artisti. Un vento di Art Brut e Surrealismo attraversa il percorso espositivo, facendo del tessile un territorio privilegiato di sperimentazione, slittamento semantico e immaginazione radicale. «L’Étoffe des rêves» propone una rilettura della nozione di arte tessile a partire da pratiche artistiche provenienti dall’art brut, dall’arte singolare e dal surrealismo. Lungi dall’essere un semplice ambito decorativo, il tessile è presentato come un medium critico, poetico e concettuale, capace di mettere in tensione materia, memoria e corpo. Le opere, spesso realizzate con materiali modesti, di recupero o riciclati, danno vita a un vocabolario formale e simbolico estremamente vario: fili, trame, intrecci, cuciture e nodi diventano segni, parole e frammenti di narrazione. Il tessile si emancipa così dalla sua tradizionale collocazione domestica per farsi strumento di emancipazione, dissenso e immaginazione sociale.

La mostra è il risultato di una collaborazione tra la Halle Saint Pierre e il Centre International du Surréalisme et de la Citoyenneté Mondiale di Saint-Cirq-Lapopie. Dopo la tappa parigina, «L’Étoffe des rêves» sarà infatti presentata, a partire dal 13 luglio 2026, alla Maison André Breton, a cura di Clément Gaësler, curatore responsabile del progetto nella seconda sede. Il progetto si inserisce in una più ampia riflessione su una pratica espositiva responsabile, attenta tanto alla circolazione delle opere quanto all’impatto materiale delle produzioni artistiche.



La scelta del tessile – materiale relativamente poco frequentato dagli artisti brut e surrealisti – permette di interrogare nuovamente il rapporto tra medium, gesto e processo creativo, quando l’opera diventa luogo di esplorazione, di sperimentazione e di continua riscrittura. Storicamente associato alle arti applicate, alle arti decorative o alle pratiche domestiche, il tessile si è imposto come territorio privilegiato di riappropriazione artistica e di incarnazione culturale e comunitaria. La mostra mette in luce come questo medium contribuisca a ridefinire le attribuzioni di genere legate al lavoro manuale e alla sfera domestica, i confini tra arte e artigianato, tra pezzo unico e manufatto, nonché lo statuto dell’oggetto tessile rispetto all’ornamento, al testo e all’architettura, fino a farsi supporto privilegiato per l’evasione poetica. In «L’Étoffe des rêves» l’opera tessile diventa spesso luogo di critica sottile e di resistenza: il filo si comporta come un linguaggio sensibile, capace di portare in sé storie intime, memorie familiari, traumi, mitologie personali, ma anche narrazioni collettive e politiche. La trama non è solo superficie, ma struttura narrativa e spazio mentale. I trentasei artisti in mostra esplorano le frontiere mobili del tessile, fondendo saperi tradizionali e sperimentazioni plastiche contemporanee.



Le tecniche più antiche – tessitura, ricamo, arazzo, merletto, macramè, maglia, cucito – sono affrontate in modo innovativo quando vengono spostate su scale inedite o su supporti non convenzionali, singolare quando dialogano con universi visionari, ossessivi o autobiografici, sovversivo quando mettono in crisi i codici estetici e culturali che storicamente le hanno definite. Le materie, naturali, sintetiche, grezze o riciclate, sono trattate come matrici di senso: il tessile diventa superficie quando si stende come tela, quadro o arazzo, volume quando assume forma scultorea o installativa, paesaggio quando avvolge lo spazio espositivo creando ambienti immersivi, corpo quando evoca il vestire, la pelle, la ferita o la metamorfosi. Dalle installazioni sospese ai tessuti dipinti, dalle stoffe scultoree alle tessiture murali, dal minimalismo alla ricchezza barocca del dettaglio, ogni opera interroga il rapporto tra materia, tempo e memoria, affermando il tessile come medium di resistenza, emozione e trasmissione.

La mostra riunisce le opere di Barbara d’Antuono, Rita Arimont, Alireza Asbahi Sisi, Elodie Barthélémy, Nicole Bayle, Stéphane Blanquet, Hervé Bohnert, Shao Liyu Chen, Marie-Thérèse Chevalier, Lou Dubois, Reinaldo Eckenberger, Anaïs Eychenne, Max Goldinger, Therese Hächler, Nicolas Henry, Juliette Imbert, Micheline Jacques, Aurélia Jaubert, Alicia Lasne, Marie-Rose Lortet, Marion Oster, Gilbert Peyre, Philippe Pons, Raymond Reynaud, Josette Rispal, Fabian Sanchez, Christine Sefolosha, Lili Simon, Ficht Tanner, Pascal Tassini, Jacques Trovic, Jorge Varela, Alexandre Vigneron, Polly Vogel, Jean-Noël Wintergerst, Brankica Žilovič. La mostra alla Halle Saint Pierre è a cura di Martine Lusardy, direttrice dell’istituzione.



Successivamente alla mostra parigina, «L’Étoffe des rêves» sarà esposta a partire dal 13 luglio 2026 alla Maison André Breton // Centre International du Surréalisme et de la Citoyenneté Mondiale a Saint-Cirq-Lapopie, a cura di Clément Gaësler, proseguendo il proprio percorso in un luogo emblematico della storia del surrealismo e aprendo nuove prospettive sul rapporto tra tessile, immaginazione e sovversione poetica.

«L’Étoffe des rêves» è visitabile alla Halle Saint Pierre, 2 rue Ronsard, 75018 Parigi. Il museo è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 18:00, il sabato dalle 11:00 alle 19:00 e la domenica dalle 12:00 alle 18:00, con chiusure eccezionali il 1° maggio, 14 luglio, 25 dicembre e 1° gennaio.


