Artiste e artisti

DECOSTRUZIONE E RI-TESSITURA NELL’ARAZZO CONTEMPORANEO DI JOHN PAUL MORABITO

| di Barbara Pavan |

La pratica artistica John Paul Morabito rivoluziona il linguaggio dell’arazzo, reinterpretandolo come elemento attraverso cui interrogare il rapporto tra sacro, materia e immaginario contemporaneo. Un approccio, il suo, in equilibrio consapevole tra devozione e disobbedienza: Morabito attinge alla tradizione tessile per rovesciarne le gerarchie simboliche, reindirizzando la dimensione del sacro all’interno di una cosmologia profondamente queer. I materiali che costituiscono le sue opere – cotone, lana, lino, oro sintetico e perline di vetro – oscillano tra preziosità e artificialità, dando forma a riflessioni in cui le categorie di autentico e artificiale risultano continuamente negoziate. Da questa tensione emergono opere che rifiutano qualsiasi chiusura interpretativa, privilegiando invece una condizione di instabilità e di apertura semantica.

John Paul Morabito, Take Me to Heaven, 2025, Patricia Sweetow Gallery, Los Angeles. Photo credit: Patricia Sweetow Gallery. Courtesy of the artist and Patricia Sweetow Gallery.

Morabito affronta l’arazzo come uno spazio in cui immagine, materia e corpo entrano in relazione conflittuale, generando la forma attraverso attriti e sovrapposizioni. Il riferimento al drag assume un ruolo centrale: inteso non solo come estetica ma come sensibilità strutturante, esso diventa uno strumento attraverso cui l’artista rilegge e al tempo stesso destabilizza narrazioni legate alla fede, alla storia e all’eredità culturale. La pratica si sviluppa così come un processo improvvisativo e manuale, attraverso il quale oggetti rituali, reliquie e immagini iconiche vengono trasposti in complessi dispositivi tessili, carichi di densità simbolica e capaci di alterare la percezione lineare del tempo. I suoi lavori si sottraggono alla logica della crononormatività, collocandosi in una temporalità queer non lineare e mutevole. In questa sospensione del presente, Morabito si orienta verso un orizzonte che tiene insieme passato e futuro, aprendo uno spazio di coesistenza di memoria, desiderio e possibilità ancora in divenire.

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