TRA NATURA E NARRAZIONE: I MONDI TESSILI DI JOANA SCHNEIDER
| di Maria Rosaria Roseo |

Joana Schneider, nata a Monaco di Baviera e oggi stabilita ad Amsterdam dopo gli studi in Design Tessile alla Royal Academy of Art dell’Aia, ha visto il suo lavoro riconosciuto a livello internazionale in mostre e fiere come PULSE Art Week Miami, Enter Art Fair Copenhagen, Masterly Milano, Sainte Anne Gallery Paris e PAN Amsterdam, e continua a costruire un universo artistico in cui materiali recuperati, processi manuali e immaginazione speculativa si intrecciano in modo sempre più denso e stratificato. Fin dagli anni della formazione, l’artista ha eletto corde, reti e filati industriali riciclati come materiali cardine della propria pratica, attratta dalla loro fisicità ruvida, dalla loro vitalità e dalle inattese possibilità espressive. Una scelta che non nasce dal desiderio di veicolare un messaggio moralizzante, bensì da un’esigenza intrinseca al suo metodo: Schneider lavora esclusivamente con materiali già esistenti e residuali, in particolare provenienti dal settore marittimo, perché considera la limitazione un motore creativo. Un vincolo che apre mondi.
Lo si vede con chiarezza già in Pluis, il lavoro che nel 2018 le è valso il Keep an Eye Textile & Fashion Award e che ha segnato l’inizio di una collaborazione diretta con gli artigiani olandesi del confezionamento delle reti; il dialogo con quei materiali, con le mani che li costruiscono e con le implicazioni ambientali della loro presenza nel paesaggio marino, ha dato forma a una pratica il cui fulcro non è tanto la sostenibilità quanto l’interazione tra esseri umani e natura, spesso complessa e ambigua.
Questa relazione, un continuo misurarsi di forze, intenzioni e conseguenze inattese, è diventata il principio guida che attraversa tutto il suo lavoro, dalle grandi installazioni immersive ispirate ai paesaggi del Mare del Nord fino alle più recenti sperimentazioni cromatiche e materiche, sempre con lo stesso senso di approfondimento e scoperta. (…)
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