LE FIL VOYAGEUR. RACCONTATO DA SHEILA HICKS E MONIQUE LÉVI-STRAUSS
La mostra Le fil voyageur presentata all’Atelier Martine Aublet all’interno del Musée Du Quai Branly – Jacques Chirac dal 30 settembre 2025 all’8 marzo 2026 ripercorre sessant’anni di amicizia e dialogo creativo tra Sheila Hicks, artista e pioniera dell’arte tessile, e Monique Lévi-Strauss, storica delle arti tessili. È l’occasione per un incontro – inedito – tra le opere di Sheila Hicks, per le quali i tessuti antichi delle Ande sono una fonte d’ispirazione, e i manufatti tessili del Museo stesso.
Le fil voyageur presenta una selezione di opere di Sheila Hicks di dimensioni diverse – dalle più piccole, appartenenti alla serie Minimes, alle più monumentali – messe in relazione con i pezzi del museo, scelti dall’artista, provenienti dall’America Latina. Attraverso questi dialoghi prende forma una storia del tessile che attraversa confini, civiltà, epoche e credenze.

Due donne appassionate di tessile
Nata nel 1934 a Hastings (Nebraska), Sheila Hicks studia arti visive alla Yale University, dove si forma con Josef Albers, figura centrale del Bauhaus e del modernismo. Molto presto si avvicina alle tecniche e alle strutture complesse del tessile precolombiano, guidata dal suo professore George Kubler e dall’archeologo Junius Bird, che le fanno conoscere le ricerche e le pubblicazioni dello specialista Raoul d’Harcourt. Grazie a una borsa di studio ottenuta per insegnare all’Universidad Católica in Cile, viaggia in Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Argentina e Brasile. Dopo una seconda borsa in Francia, si stabilisce nel 1959 in un ranch di apicoltura in Messico, prima di trasferirsi a Parigi nel 1964.
Sheila Hicks e Monique Lévi-Strauss si incontrano a Parigi nel 1968. Dai loro dialoghi amicali e dal loro interesse condiviso per il tessile nasce, nel 1973, la prima monografia dedicata all’opera di Sheila Hicks, che fu anche il primo titolo pubblicato da Monique Lévi-Strauss. Oggi introvabile, è stato ristampato in occasione di questa esposizione.
Specializzata nello studio degli scialli in cashmere, di cui è anche collezionista, Monique Lévi-Strauss ha organizzato nel 1998 la memorabile esposizione Cachemires parisiens al Palais Galliera – Musée de la Mode de la Ville de Paris, coronamento di diversi decenni di lavoro.
Grazie ai suoi studi e ai suoi viaggi, Sheila Hicks sviluppa, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, un’opera tessile che mette in discussione categorie artistiche e gerarchie tradizionali. Erede allo stesso tempo dello spirito modernista e di tecniche antichissime, rielabora gesti fondamentali come annodare, tessere, intrecciare, avvolgere, torcere.
All’interno dell’esposizione, il suo lavoro assume una nuova dimensione grazie all’incontro tra le sue opere e il ricco vocabolario tessile andino, espresso nei ponpon, negli ikat, nelle tappezzerie e nei telai presenti nelle collezioni del museo. Le fil voyageur illumina queste opere accanto a un insieme di disegni, carte, diaporami, oltre ad archivi fotografici ed elementi audiovisivi mai presentati insieme fino a oggi.
La mostra è curata da Isaline Saunier, responsabile di ricerca tecnica delle collezioni tessili presso il Musée du Quai Branly – Jacques Chirac, in dialogo con Sheila Hicks, artista tessile, e Monique Lévi-Strauss, storica del tessile e con la preziosa collaborazione dell’Atelier Sheila Hicks per il prestito delle opere
Il percorso si apre con un muro di Minimes, veri e propri piccoli diari di viaggio creativi di Sheila Hicks, per poi illustrare i legami tra tessile e architettura, mettendo a confronto le opere sospese dell’artista con tappezzerie di culture archeologiche del Perù. Prosegue con la pratica dell’avvolgimento delle culture andine e le sue reinterpretazioni contemporanee da parte dell’artista. Una terza sezione è dedicata alle tecniche dell’ikat, nelle quali i fili tinti creano effetti cromatici e le legature producono intervalli ritmati che alternano flessibilità e rigidità. L’esposizione continua con ponpon, sia archeologici che scultorei, antichi telai e opere a quattro orditi, per concludersi con una grande varietà di cinture e la pratica del nodo, emblematica delle società andine e reinterpretata dall’artista come gesto di scoperta e meditazione.

L’Atelier Martine Aublet
All’interno del Musée du Quai Branly – Jacques Chirac, l’Atelier Martine Aublet è uno spazio innovativo e profondamente aperto alla sperimentazione artistica. Situato sulla mezzanina centrale, al cuore del piano delle Collezioni, questo ambiente di 170 metri quadrati offre una vista eccezionale sulle 3500 opere delle collezioni permanenti. Dal giugno 2012 ospita tre volte l’anno installazioni legate alla vita delle collezioni, in una forma che permette di creare eventi inattesi e fuori dagli schemi rispetto alla programmazione del museo: nuove acquisizioni, inviti ad artisti contemporanei, scienziati, ritratti di personalità, fotografia contemporanea non occidentale.
«La sfida consisteva nel lavorare su un’altra scala di intervento, nel creare un luogo capace di generare emozioni e sensazioni diverse nel modo in cui si pensa e si vive l’esposizione, ma anche uno spazio molto plastico, capace di assumere forme differenti» riassumono i suoi creatori, Grégoire Diehl e Thierry Payet. Più che un classico spazio espositivo, l’Atelier Martine Aublet è soprattutto un cabinet de curiosités che offre la possibilità di un incontro tra l’universo di una personalità e la collezione del museo.
La Fondation Martine Aublet
La Fondation Martine Aublet «Agir pour l’éducation» è stata creata nel settembre 2011, all’indomani della scomparsa di Martine Aublet. Presieduta da Bruno Roger, la Fondazione perpetua l’impegno di Martine Aublet. Opera su tre assi, tutti in dialogo con il museo: l’attribuzione di borse di studio a studenti in Scienze Umane in tre momenti chiave del loro percorso universitario; il finanziamento delle esposizioni dell’Atelier Martine Aublet, create e prodotte dal museo; l’attribuzione di un premio letterario a un’opera legata alle culture non occidentali. Nel 2021 sono stati celebrati i dieci anni della Fondation e in quell’occasione, la Ministra della Cultura Roselyne Bachelot ha conferito alla Fondation Martine Aublet il riconoscimento di «Grand mécène de la Culture».
Il Musée du Quai Branly – Jacques Chirac (37 quai Branly, 218 et 206 rue de l’Université)
a Parigi è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10:30 alle 19:00, e il giovedì fino alle 22:00. Info www.quaibranly.fr


