ELENA REDAELLI PRESENTA INTERTIDAL CARAPAXIA – WETLAND FUTURE FOSSILS AL 2026 SIANGSHAN WETLAND ART FESTIVAL
Banner pubblicitari riciclati diventano la pelle bianca e traforata di un organismo immaginario, invitando a rivolgere lo sguardo alla fragile ecologia della zona umida costiera di Hsinchu.
L’artista visiva Elena Redaelli presenta Intertidal Carapaxia – Wetland Future Fossils, un’installazione scultorea site-responsive di grandi dimensioni presso il Siangshan Wetland Natural Park. L’opera fa parte del 2026 Siangshan Wetland Art Festival, in programma dal 2 ottobre al 1° novembre 2026.

Ispirata al granchio violinista endemico di Taiwan e alle architetture microscopiche delle diatomee, Intertidal Carapaxia assume la forma di un misterioso organismo che emerge dal paesaggio. Strutture modulari in metallo sostengono membrane bianche ricavate da banner pubblicitari dismessi. Le loro superfici traforate richiamano il crochet e traducono un linguaggio tessile familiare in un corpo scultoreo composto da gusci curvi e zampe articolate.
L’installazione mette in relazione le forme organiche della zona umida con i materiali lasciati dall’attività umana. I banner sintetici, concepiti per veicolare messaggi temporanei ma resistenti alla decomposizione, diventano la pelle di un ipotetico fossile del futuro. La loro presenza pone una domanda su ciò che rimarrà quando le pressioni ambientali continueranno a trasformare la costa e su come i materiali che gli esseri umani abbandonano finiscano per entrare nella storia dei luoghi che abitano.

L’interesse di Redaelli per Siangshan si è sviluppato esplorando i dintorni di Hsinchu durante la sua residenza presso l’Art Site of the Railway Warehouse. La sua pratica integra processi tessili all’interno di installazioni scultoree, intendendo il fare come una modalità di conoscenza e di apprendimento attraverso il rapporto con un luogo. Anche precedenti progetti realizzati presso Cheng Long Wetland e Guandu Park hanno contribuito a orientare la sua attenzione verso gli ambienti umidi e le relazioni tra i loro abitanti e i materiali locali.
In Intertidal Carapaxia, il taglio e l’assemblaggio di una membrana sintetica diventano un tentativo umano di avvicinarsi alla complessa bellezza delle forme viventi. L’opera invita il pubblico a guardare oltre il corpo immaginario della scultura, verso gli organismi che l’hanno ispirata, e a riflettere sulla cura necessaria per preservare il fragile equilibrio del loro habitat.

Con il tema “踏走一道波痕 STEP BY STEP”, il 2026 Siangshan Wetland Art Festival riunisce otto artisti e collettivi provenienti da Taiwan e dall’estero. Le loro opere rispondono al paesaggio e all’ecologia della zona umida, attingendo alla memoria locale per creare occasioni di incontro tra arte e luogo.
Intertidal Carapaxia – Wetland Future Fossils, di Elena Redaelli, è presentata nell’ambito del 2026 Siangshan Wetland Art Festival – STEP BY STEP, che si svolge dal 2 ottobre al 1° novembre 2026 presso il Siangshan Wetland Natural Park (香山濕地自然公園), nella città di Hsinchu, Taiwan. L’installazione si trova al civico 17, Lane 500, Section 3, Xibin Road, accanto al Crab-Watching Trail.
L’artista
Elena Redaelli è un’artista visiva italiana che vive e lavora tra l’Italia e Taiwan. La sua ricerca, che si sviluppa tra scultura e installazione site-specific, esplora i materiali come portatori di storie vissute e come elementi attivi nel processo di creazione. Le sue installazioni nascono da un’attenta osservazione del luogo e rispondono alle sue condizioni fisiche e alle pratiche culturali che lo hanno plasmato.
La sperimentazione materica è centrale nella sua ricerca. Attraverso l’impiego di materiali di provenienza locale, trovati e recuperati, l’artista indaga come le loro caratteristiche e i loro usi precedenti possano guidarne la trasformazione. Le tecniche tessili si estendono in strutture spaziali, mentre la resistenza, la fragilità e la capacità di trasformazione dei materiali influenzano il modo in cui ogni opera prende forma. Le sue installazioni spaziano da interventi effimeri a strutture destinate a rimanere esposte nel tempo agli agenti atmosferici.


La sua pratica partecipativa coinvolge le persone nello sviluppo e nella realizzazione delle opere attraverso workshop e processi di creazione collettiva. Questi incontri offrono occasioni di scambio di conoscenze pratiche e permettono alle decisioni dei partecipanti di contribuire alla definizione dell’esito finale. L’autorialità diventa così condivisa, attraverso un processo nel quale competenze ed esperienze differenti rimangono presenti nell’opera compiuta.
Sia negli spazi espositivi sia negli ambienti all’aperto, Redaelli indaga il modo in cui l’installazione può rendere tangibili le relazioni tra le persone e i luoghi che abitano. Le sue opere riuniscono storie e memorie inscritte nei materiali all’interno di nuove configurazioni spaziali, invitando a osservare i modi in cui l’attività umana si intreccia con la vita e i processi dell’ambiente nel suo insieme.


