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MIRIAM MEDREZ: WEAVE UNFOLD PLEAT

La mostra Weave Unfold Pleat (Entramar desdoblar plisar), a cura di Virginie Kastel Ornielli e presentata al Centro de las Artes di Monterrey dal 7 agosto al 26 ottobre 2025, offre una lettura ampia e stratificata del percorso che da quindici anni Miriam Medrez conduce nel campo del tessile. Dopo gli esordi come scultrice ceramista, l’artista nata a Città del Messico nel 1958 e stabilitasi a Monterrey nel 1985 ha scelto tessuto e filo come strumenti privilegiati per articolare una ricerca che, pur trasformandosi, mantiene la continuità di una pratica scultorea radicata nel rapporto tra corpo, materia e simbolo. Il suo linguaggio si fonda su tre azioni che fungono da dispositivi concettuali ed estetici – intrecciare, dispiegare, piegare – e che, oltre a generare forme, aprono orizzonti di senso legati alla natura, al corpo femminile e alla domesticità, tre poli costanti della sua produzione.

Miriam Medrez installation view

Medrez affronta questi temi con una pratica che combina rigore e apertura alla sperimentazione, alternando figurazione e astrazione. Le opere figurative indagano la condizione femminile nella sua intimità e nelle pressioni sociali che la attraversano: Talla O allude all’ossessione contemporanea per la magrezza attraverso un’installazione di lattughe, piante carnivore e piatti sospesi, mentre Quién se come a quién mette in scena la catena alimentare come allegoria del corpo femminile permeabile, oscillante tra dimensione domestica e selvaggia. Al contrario, lavori come Zurciendo o Happiness propongono un’immagine della femminilità come tempio, rifugio e spazio di libertà. Nella serie Mamalia il parallelismo tra donne e animali trasforma i corpi in ritratti emotivi, evocando l’utero come paesaggio simbolico, mentre in Vestidos Invertidos l’abito diventa contenitore e metafora del ventre materno, luogo primordiale di vita. Organi e pelle, spesso rappresentata da tessuti rosa, ricorrono come immagini archetipiche che ribadiscono la centralità del corpo come contenitore.

Questa polarizzazione si radica nella dialettica tra crudo e cotto, già presente nei primi lavori in ceramica come Trayectos (premiata alla Biennale FEMSA) e ripresa nei lavori tessili come ritorno costante alla figura umana e al simbolico. La piega, il filo e l’intreccio non sono solo soluzioni formali ma strumenti concettuali: la piega, secondo la logica deleuziana, apre zone di indeterminazione e di interiorità, mentre il filo, talvolta struttura stessa dell’opera, diventa metafora di unione, continuità e resistenza. Questi elementi si configurano come dispositivi capaci di restituire emozioni, di trasformare la materia in paesaggio spirituale e di dare forma a un’identità collettiva femminile.

Miriam Medrez installation view

Il passaggio dall’argilla al tessile, avvenuto in modo intuitivo, ha consentito a Medrez di lavorare con una materia flessibile in ogni fase del processo, capace di accogliere pieghe e sovrapposizioni e di portare con sé un contenuto visivo e testuale già inscritto nella trama. È proprio questa qualità a renderla strumento ideale per esplorare la dimensione ancestrale e universale del corpo, lontana dalla visione occidentale, e più vicina a un concetto di “corpo-vessillo” che si definisce come contenitore spirituale. In un contesto come quello di Monterrey, industrializzato e fortemente maschilizzato, la scelta di materiali umili e universali come argilla e tessuto assume inoltre un valore politico di resistenza e di radicamento.

In opere come la serie Desde la Tierra, realizzata con scarti tessili recuperati da negozi di decorazioni, la dimensione estetica si intreccia con un discorso ecologico ed etico. Le superfici costruite evocano crepe, abissi e cadute, accompagnate da strutture metalliche a forma di aeroplano che richiamano topografie viste dall’alto, restituendo così un paesaggio che intreccia gesto, materia e memoria. Anche qui ritorna il principio di trasformazione del tessuto in rifugio e protezione, non più solo fisica ma anche immaginaria e simbolica.

Weave Unfold Pleat non si limita dunque a presentare una retrospettiva, ma afferma la coerenza di una ricerca che, pur attraversando media e linguaggi diversi, trova nel tessile il terreno più fertile per esprimere una visione radicale, sensibile e ironica. La mostra restituisce a pieno titolo Miriam Medrez a quella genealogia di artiste che hanno fatto della condizione femminile un archetipo universale e che hanno saputo trasformare il corpo in paesaggio, rifugio e metafora collettiva, inscrivendo la loro opera nel campo di una scultura capace di farsi racconto, memoria e linguaggio condiviso.

Miriam Medrez (Mexico City, 1958) ha studiato Belle Arti presso la National Autonomous University of Mexico (UNAM) e alla Concordia University di Montreal, Canada; ha lavorato come docente presso la University of Betzalel, Gerusalemme, Israele, e al Center for Higher Design Studies of Monterrey (CEDIM), Monterrey, Messico. Dal 1985 vive a Monterrey, Nuevo León, città nella quale ha concepito, sviluppato e consolidato gran parte del suo lavoro come scultrice. La sua carriera è caratterizzata da una costante e instancabile ricerca creativa che ha attraversato ambiti e media differenti, conferendo alla sua produzione un marcato carattere multidisciplinare. Ha sperimentato numerose tecniche con notevole qualità esecutiva e perizia artigianale, partecipando a mostre personali e collettive in Messico, Stati Uniti, Venezuela, Austria, Danimarca, Francia, Italia, Irlanda e Portogallo.

MIRIAM MEDREZ installation view

Ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi, tra cui il 1º Premio in Scultura alla IV Monterrey Femsa Biennial e gli Institutional Stimuli del National System of Creators FONCA/CONACULTA. Tra le mostre più recenti a cui ha preso parte si segnalano Hilvanando Identidades al Querétaro Art Museum, Querétaro, e alla Capilla del Arte of the University of the Americas, Puebla; The eyes cannot see presso Crearte by ICBC, Ensenada, Baja California; al Del Desierto Museum of Finance and Public Credit, Mexico City; al MARCO Museum of Monterrey con Asalto de Memories e The Structure of the Skin.