HOW SLOWLY CAN I WRITE? – FEDERICA PATERA E ANDREA SBRA PEREGO IN MOSTRA ALLA GALLERIA WEBER & WEBER DI TORINO
La galleria Weber & Weber presenta How Slowly Can I Write? progetto espositivo del duo artistico Federica Patera e Andrea Sbra Perego, a cura di Barbara Pavan. La mostra inaugura martedì 27 ottobre 2026, dalle 18 alle 21, presso la sede della galleria, in via San Tommaso 7 a Torino, e sarà visitabile fino al 16 gennaio 2027, dal martedì al sabato, dalle 15:30 alle 19:30.
La parola e la fiber art costituiscono il fulcro della ricerca dei due artisti. Questa scelta nasce dal legame intrinseco tra il linguaggio letterario e quello tessile. Le fibre possiedono inoltre una valenza simbolica, capace di evocare le culture nomadi e una concezione dello spazio che si dispiega nel tempo, in analogia con la successione delle parole nella lettura e nella scrittura e con lo svolgersi delle arti performative. Le opere intrecciano questa dimensione temporale con i linguaggi delle arti visive, trasformando il tessuto nel veicolo di una dinamica che supera la staticità dello spazio. Per i due artisti, la parola è al tempo stesso un elemento concreto e astratto, uno strumento che consente di definire e conoscere il mondo, pur mantenendo una relazione inevitabile e, si potrebbe azzardare, magica con ciò che non può essere espresso pienamente.

Materiali: tessuto in nylon rigenerato ottenuto da rifiuti plastici pre- e post-consumer, filo metallico
Dimensioni: 125 × 49 × 20 cm (A × L × P)
La domanda che dà il titolo alla mostra introduce un’idea di scrittura sottratta alla velocità della comunicazione e alla sua funzione immediata di trasmettere un significato, per restituire centralità al processo della sua formazione. Scrivere si traduce così in una successione di passaggi che richiedono tempo e attenzione, diventando un atto di resistenza. La parola non si manifesta più nel momento in cui viene pensata o pronunciata, ma attraversa un processo nel quale deve essere materialmente costruita. Nel lavoro dei due artisti, questo processo prende forma attraverso il filo e il tessuto. La scrittura viene scomposta nei gesti necessari a renderla visibile: seguire una linea, avvolgere una lettera, ricoprire una superficie, ancora e ancora, fino a trasformare una traccia in una presenza e una pratica in una meditazione. «L’esprit fait la main, la main fait l’esprit», scriveva Henri Focillon in Vie des formes. La mano introduce così una dimensione della parola che la scrittura tende abitualmente a nascondere: il tempo necessario al suo farsi. Ciò che normalmente percepiamo come un segno immediato sulla pagina si rivela, in questo caso, il risultato visibile di una costruzione lenta e ostinata, di quel fare che interviene concretamente nella realtà del mondo.

Materiali: tessuto in nylon rigenerato ottenuto da rifiuti plastici pre- e post-consumer, filo metallico
Dimensioni: 63 × 33 × 26 cm (A × L × P)
In questo processo di costruzione progressiva, la parola comincia a trasformare la propria natura. Le lettere, ricoperte e stratificate, perdono la nitidezza dei contorni; il lemma si sfuma, diventa sempre più difficile da riconoscere, fino a trasformarsi in una forma altra: diventa superficie, massa, generando un paradosso. Mentre la scrittura acquista consistenza materica, il linguaggio perde, almeno in parte, la propria leggibilità e si fa più etereo ed enigmatico. Il significato non scompare del tutto, ma permane come possibilità, come memoria, come traccia incorporata nella forma. Ciò che si offre allo sguardo è dunque qualcosa da osservare e da attraversare percettivamente prima ancora che da leggere. La progressiva trasformazione delle opere, da presenze sottili e quasi bidimensionali a volumi sempre più pieni, da un lato, e a installazioni ambientali, dall’altro, accentua ulteriormente questo slittamento.
Negli ultimi anni, infatti, la ricerca di Sbra Perego e Patera ha acquisito una dimensione tridimensionale, raggiungendo talvolta una scala monumentale. Questa espansione nello spazio comporta anche un ampliamento della prospettiva: cambia il rapporto con il luogo, con i materiali e con l’osservatore. Nelle sculture presentate in mostra, la parola conquista lo spazio, acquista spessore e peso, si fa oggetto. Non è più una striscia che richiama la linearità della scrittura sulla pagina, ma un corpo che condivide con il visitatore la dimensione fisica dell’ambiente. Il rapporto tra dire e fare acquista così una nuova densità. Costruire una parola significa sottrarla all’astrazione e sottoporla alla resistenza concreta della materia. Essa non può più essere semplicemente pronunciata o enunciata, ma deve essere sostenuta da una successione di gesti e portata materialmente a compimento. Il corpo degli artisti entra nel processo che determina le forme e i movimenti dell’opera, vi lascia una traccia e quasi ne diventa parte integrante. Come scriveva ancora Focillon, l’azione della mano definisce il vuoto dello spazio e il pieno delle cose che lo occupano.

Il tempo necessario alla realizzazione dell’opera diventa ormai inseparabile da ciò che essa afferma. La parola acquista un carattere vincolante: ciò che viene detto deve anche essere fatto, e il fare rende visibile l’impegno materiale, il costo tangibile di quell’enunciazione. La lentezza non è quindi una semplice caratteristica del procedimento, ma una sua condizione essenziale. È una scelta che mette in discussione l’efficienza abitualmente associata alla scrittura e alla comunicazione. In un presente in cui le parole vengono prodotte, trasmesse e consumate a una velocità crescente, le opere di Patera e Sbra Perego introducono una temporalità diversa. La scrittura viene deliberatamente rallentata, resa fisica, persino sottratta alla propria funzione d’uso. Il tempo rimane incorporato nella forma dell’opera, si rende visibile attraverso il volume e la consistenza dei lavori e, nella grande installazione presentata in mostra, arriva a manifestarsi anche attraverso il suono.
Il sound design di Luca Imperato apre infatti una seconda direzione di ricerca: la dimensione sonora estende il campo della scrittura oltre ciò che può essere visto, trasformandola in qualcosa che accade, che si manifesta attraverso un ritmo più ampio del visitatore stesso e capace di coinvolgerlo. Anche in questo caso, la singola parola sembra progressivamente perdere la propria autonomia per diventare parte di una dinamica più vasta. Alla massa visiva corrisponde una dimensione vocale collettiva, corale. Ciò che sulla superficie tende a fondersi in una forma unitaria, nel suono si moltiplica e si stratifica. Il linguaggio non è più soltanto un sistema di segni, ma una presenza condivisa. In entrambi i movimenti complementari messi in relazione dalla mostra, il processo non rimane mai nascosto dietro il risultato finale, ma continua a essere percepibile nell’opera. La domanda posta dal titolo rimane aperta e interroga il limite stesso della scrittura, il punto in cui essa cambia natura. How Slowly Can I Write? propone una riflessione sulla possibilità di fare esperienza della parola al di là della sua funzione linguistica. La parola può perdere la propria chiarezza senza smarrire del tutto la propria memoria, smettere di essere soltanto qualcosa che dice e diventare qualcosa che accade.
La mostra How Slowly Can I Write? sarà visitabile presso Weber & Weber – Arte moderna e contemporanea, in via San Tommaso 7, a Torino, dal 28 ottobre 2026 al 16 gennaio 2027, dal martedì al sabato, dalle 15:30 alle 19:30. L’inaugurazione si terrà martedì 27 ottobre, dalle 18 alle 21. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.galleriaweber.it, scrivere a direzione@galleriaweber.it o contattare la galleria al numero 011 19500694.

Materiali: tessuto in nylon rigenerato ottenuto da rifiuti plastici pre- e post-consumer, filo metallico
Dimensioni: 59 × 31 × 18 cm (A × L × P)
Federica Patera e Andrea Sbra Perego sono un duo artistico italiano che vive e lavora a New York. Dal 2017 sviluppa una ricerca al confine tra letteratura, scrittura e arti visive. La loro pratica intreccia textile art, installazione, scultura e ricerca linguistica, esplorando le relazioni tra parola, materia, memoria e costruzione della realtà. Il loro lavoro è stato presentato in mostre personali presso Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino, con RAR: 2015-2020 (2020) e Extended Version (2022), Manuel Zoia Gallery a Verona e Milano, con Note senza testo (2021) e The Ongoing Tale (2023), SCD Studio a Perugia, con Tĕxere (2022), e Weber & Weber a Torino, con Flowering Clouds (2024). Tra le principali partecipazioni a mostre collettive figurano la 25WTA – Italian Act (2022–2023), con i progetti espositivi The Soft Revolution al Museo del Tessile di Busto Arsizio e Fiberstorming a Bergamo per BG BS Capitali della Cultura; la Biennale Internazionale di Fiber Art Contemporanea al Museo del Ricamo e del Tessile di Valtopina (2024), la mostra Threads of Our Time presso Chelsea Market a New York (2023) e Follow the Thread, installazione site-specific realizzata alla Scavolini SoHo Gallery di New York (2023). Hanno inoltre esposto presso Ivy Brown Gallery a New York e partecipato a fiere internazionali quali ArtVerona, WOP Art Fair a Lugano e UnFair a Milano. Nel 2024 sono stati finalisti dell’Alpine Fellowship Visual Art e del premio internazionale Arte Alta, ottenendo una menzione della giuria; nello stesso anno hanno ricevuto il Residency Award 2025 di Mothership NYC. Recentemente hanno presentato The Way Words Turn alla Scavolini SoHo Gallery, nell’ambito di New York Textile Month e il loro lavoro è esposto nella mostra collettiva a THE CAMP Gallery di Miami, Women Pulling at the Threads of Social Discourse – The Epistle.



