ELSEWHERE IS ALREADY HERE: REENA SAINI KALLAT AT RICHARD SALTOUN GALLERY, LONDON
Richard Saltoun Gallery presenta Elsewhere Is Already Here, la prima mostra personale a Londra dell’artista indiana Reena Saini Kallat (nata nel 1973 a Delhi). L’esposizione riunisce nuove opere e alcuni lavori monumentali emblematici, realizzati nell’arco dell’ultimo decennio. La mostra esplora la natura instabile dei confini attraverso cui suddividiamo e organizziamo il mondo, soffermandosi sulle forze che continuamente li oltrepassano. Le opere di Kallat rivelano un mondo in cui nessun territorio, organismo o comunità esiste in completo isolamento, richiamando al contempo l’attenzione sulle disuguaglianze nei rapporti di potere e nell’accesso alle risorse che plasmano queste relazioni.

Attraverso la scultura, l’installazione, il disegno e l’assemblaggio, la ricerca di Kallat segue i movimenti delle reti ecologiche attraverso i confini politici e geografici, indagando la tensione tra i sistemi concepiti per separare e le forze che non possono essere contenute. Elsewhere Is Already Here prosegue la riflessione dell’artista sui confini, le migrazioni e l’ecologia, riunendo opere che mettono in discussione i sistemi attraverso cui vengono definiti il territorio, le risorse e il senso di appartenenza.
La mostra è visitabile fino al 19 dicembre 2026.
Le opere
Il percorso espositivo si articola attorno a tre opere monumentali: Woven Chronicle (Water Stress), River Boundaries Break the Sound of Silence Between Them e Earth Families. In questi lavori, i cavi elettrici svolgono una duplice funzione: sono al tempo stesso conduttori e barriere. Richiamano le reti di comunicazione e di distribuzione dell’energia, evocando al contempo recinzioni territoriali, confini e infrastrutture attraverso cui si organizza il potere.

In Woven Chronicle (Water Stress), Kallat ridisegna la mappa del mondo in base alla disponibilità, al consumo e alla domanda di acqua, sostituendo le consuete geografie politiche con una cartografia modellata dalle pressioni ecologiche. Intrecciati e assemblati come filo spinato, i cavi elettrici danno forma a un’opera che mette in luce la distribuzione e il consumo diseguali dell’acqua, mostrando come la scarsità idrica e le dinamiche dei consumi trascendano i confini nazionali e colleghino luoghi anche molto distanti tra loro. Precedenti versioni di Woven Chronicle sono state esposte in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Museum of Modern Art di New York, l’Art Gallery of New South Wales di Sydney e l’Institute of Contemporary Art di Boston.
La tensione tra divisioni politiche e sistemi naturali è al centro anche di River Boundaries Break the Sound of Silence Between Them. I cavi elettrici tracciano i confini che attraversano fiumi condivisi da Paesi in conflitto, trasformando un materiale associato alla separazione in uno strumento di connessione. L’opera riflette sull’impossibilità di confinare i fiumi entro i territori politici che vengono loro sovrapposti. È stata presentata in precedenza al Kunstmuseum Thun, in Svizzera, in occasione della mostra personale di Kallat Deep Rivers Run Quiet (2023).
Questi temi ricorrono anche in numerose altre opere. In River Morphologies, paesaggi aridi e disseccati sono attraversati da forme di onde sonore realizzate con il taglio laser, ricavate da registrazioni d’archivio effettuate sul campo per documentare i suoni originari dei fiumi. Se i fiumi rivelano l’inadeguatezza dei confini politici, Aqua Atlas porta alla luce le relazioni diseguali che si celano dietro di essi. L’opera traduce i dati relativi all’impronta idrica dell’umanità in una serie di composizioni geometriche, trasformando il linguaggio familiare della cartografia in forme astratte.
Con Earth Families, Kallat estende questa indagine ai concetti di parentela e appartenenza, superando le categorie umane, nazionali e territoriali per mettere in primo piano forme più ampie di interdipendenza ecologica. In Siamese Trees (Pine-iscus), inoltre, alberi associati a nazioni separate da confini contesi vengono uniti attraverso cavi elettrici intrecciati. Il pino incontra così l’ibisco, dando vita a forme ibride che superano le separazioni imposte dalla politica.
L’artista
Reena Saini Kallat (nata nel 1973 a Delhi, India) vive e lavora a Mumbai. La sua pratica multidisciplinare esplora i confini, le migrazioni, l’identità e l’ecologia, soffermandosi sulla circolazione di persone, materiali e risorse. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive presso istituzioni internazionali, tra cui The Museum of Modern Art (MoMA) di New York, Tate Modern di Londra, Kunstmuseum Thun in Svizzera, Institute of Contemporary Art di Boston, Bhau Daji Lad Museum di Mumbai, Compton Verney e Firstsite nel Regno Unito, Musée National des Arts Asiatiques – Guimet di Parigi, Manchester Museum e Vancouver Art Gallery, oltre a numerose altre sedi espositive.


