CHIHARU SHIOTA E L’ECO DELLE SOGLIE
| di Eleonora Giglione |
Fino al 28 giugno 2026, al MAO di Torino sarà visitabile The Soul Trembles di Chiharu Shiota, una retrospettiva che trascende la semplice esposizione per configurarsi come un vasto organismo pulsante di memoria, dolore, speranza e rinascita. Curata da Mami Kataoka, figura di riferimento dell’arte contemporanea internazionale, e da Davide Quadrio, con l’assistenza curatoriale di Anna Musini e Francesca Filisetti, la mostra trasforma gli spazi del museo in un limbo emotivo, un percorso attraverso presenze sospese e storie invisibili. Nel suo insieme infatti, l’esposizione non si limita a raccontare la carriera di Chiharu Shiota, ma invita a varcare una soglia interiore.

Shiota, nata a Osaka nel 1972 e cresciuta in un ambiente in cui la pesca e la fatica erano quotidianità, ha fatto del filo, rosso o nero, la metrica del ricordo, della vulnerabilità e del legame. Trasferitasi a Berlino, ha misurato fisicità e fragilità, traducendole in un linguaggio di corpi, assenze e spazi che vibrano.
Grovigli di fili annodati circondano sedie vuote, porte semichiuse, valigie che pendono in sospensione: segnali oscuri di partenze e ritorni mai compiuti, di migrazioni interiori che insistono nel tempo e nello spazio. Le valigie, leggere ma piene, oscillano impercettibilmente: custodi mute di storie spezzate e desideri di fuga. E poi documentazioni di performances che respirano vive nelle immagini in cui sono impresse, video o statiche, bolle di aria rarefatta che si cristallizzano negli opposti preziosi di materiali che si compenetrano senza fondersi mai.



Visiting The Soul Trembles, Exhibition Chiharu Shiota, MAO Torino
Un abito vuoto, sospeso in un labirinto di fili neri, diventa orma di un corpo smarrito. Accanto, schizzi e disegni pulsano di linee nervose che rivelano l’istante in cui l’idea cerca la forma, materia che cerca carne.
Tra le installazioni che popolano The Soul Trembles, la visione di Shiota si dispiega come un sogno sospeso tra memoria e attesa. Simboli di futuri ipotetici e partenze mai definitive, i fili rossi pulsano come vene invisibili che collegano incontri possibili e direzioni ancora da scegliere. In questo teatro di assenze, In Silence interrompe ogni previsione: un pianoforte bruciato e sedute vuote emergono dal reticolo di fili neri, restituendo il silenzio come impronta di ciò che è stato, il suono definito in negativo. Inside-Outside traccia sottili linee tra interno ed esterno, Est e Ovest berlinesi, mostrando come ogni confine sia insieme barriera e passaggio, limite e apertura. E poi c’è Accumulation – Searching for the Destination la monumentale costellazione cinetica di centinaia di valigie oscillanti: un movimento corale che trasforma il viaggio, con tutte le sue migrazioni, partenze e ritorni, in una coreografia di precarietà condivisa. Ogni valigia sembra respirare e al contempo suggerire ipotesi di moti senza luogo.


Visiting The Soul Trembles, Exhibition Chiharu Shiota, MAO Torino
Insieme, queste opere non raccontano solo l’arte di Shiota, ma la condizione universale dell’essere umano: l’incessante tensione tra assenza e presenza, tra il desiderio di partire e quello di appartenere, tra il silenzio che inghiotte e la luce che resta a illuminare il cammino. La vita nel limbo: la vibrazione del segno nello spazio vuoto.
Distese di mobili in miniatura, lettini, culle, seggioline per bambole, rinchiusi in una rete di fili sottili e spilli, sono magnificati come reliquie minime di un’infanzia antica e viva più che mai: incarnano un tempo che non può essere recuperato, ma che continua a esistere nella cattività della crescita a cui non ci si può sottrarre.


Visiting The Soul Trembles, Exhibition Chiharu Shiota, MAO Torino
Dagli spazi intimi alle vastità che evocano invece gli spazi di viaggio e trasformazione: barche senza mare, finestre sospese come cornici di città invisibili, corridoi intessuti e fatti di assenza e attesa. Ogni soglia, minima o monumentale che sia, non si apre su paesaggi riconoscibili ma su un fondale interiore che chiede di essere esplorato, con un filo di luce, esile ed accecante al tempo stesso, come quello che può sorprendere riemergendo dalle profondità di un oceano silente.


Visiting The Soul Trembles, Exhibition Chiharu Shiota, MAO Torino
Completano il percorso disegni e bozzetti preparatori, diorami, scene piccole e grandiose che rivelano il nucleo più intimo del suo processo: linee nervose, rapide, che sembrano trattenere l’impulso primordiale dell’opera prima che si espanda nello spazio. Sembrano tracce dell’istante in cui il pensiero si materializza.
La mostra infatti affronta anche il suo lavoro come scenografa per il teatro, dove il filo diventa elemento drammaturgico, paesaggio e gesto, capace di amplificare le tensioni psicologiche e i moti interiori dei personaggi. Queste esperienze sceniche si avvertono nelle installazioni al MAO: spazi che non si limitano a essere osservati ma che chiedono di essere attraversati come quinte di un dramma interiore.


Visiting The Soul Trembles, Exhibition Chiharu Shiota, MAO Torino
Un punto da non tralasciare è infatti il dialogo tra la collezione permanente del MAO e la mostra di Chiharu Shiota, che si apre come un ponte sottile tra culture, tempi e sensibilità artistiche differenti. Gli spazi del museo, già permeati dall’eleganza sobria delle opere orientali, amplificano la tensione emotiva dei fili rossi e neri dell’artista, che si insinuano tra sculture, oggetti rituali e ceramiche, dialogando con ogni volume e superficie. Le installazioni, monumentali ma delicate, sembrano animare gli oggetti della collezione, mentre la luce che filtra tra i fili trasforma le sale in ambienti sospesi tra Oriente e Occidente, tra memoria storica e introspezione contemporanea. In questo incontro, il MAO non è più solo contenitore, ma parte integrante dell’opera stessa: le architetture della collezione diventano scene, i vuoti tra le sale, respirazioni, e le relazioni tra gli oggetti antichi e i materiali contemporanei di Shiota creano un continuum poetico che espande lo sguardo e il senso dello spazio.
The Soul Trembles non è una sequenza di opere isolate, ma un elastico emotivo nel punto della tensione massima, l’istante che precede lo strappo, un invito a osservare l’ombra come un ventre creativo, la fragilità come promessa di trasformazione. Chi esce dal MAO si porta dentro un tessuto di relazioni invisibili, memorie che chiedono di essere riconosciute, sguardi che attendono di essere trovati.

In questo senso la mostra diventa una possibilità: quella di reinterpretare la perdita come relazione, di trasformare la solitudine in incontro, di fare del filo non un limite, ma un ponte fra chi eravamo, chi siamo, chi potremo essere.
The Soul Trembles dimostra che l’arte può essere una rete di cura, un atto di memoria condivisa, un invito all’ascolto di ciò che di umano resiste ed esiste, non solo entro, ma nonostante la materia.
Per info e biglietti:


