Mostre

DA ULASSAI A SANSEPOLCRO: IL FILO E LA MATERIA PLASTICO-TESSILE PROTAGONISTI A CASERMARCHEOLOGICA

Tra la Sardegna e la Toscana corre una trama invisibile ma profonda, fatta di gesti, intrecci e narrazioni comunitarie. A 45 anni da Legarsi alla montagna – l’azione corale del 1981 con cui Maria Lai ha riscritto la storia dell’arte pubblica e partecipativa in Italia -, l’idea dell’arte come dispositivo di relazione e di ascolto torna al centro della scena con il progetto “Da Ulassai a Sansepolcro: Arte e Relazione”, promosso da CasermArcheologica in stretta sinergia con la Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai. Dal 26 settembre, gli spazi dell’ex caserma di Via Aggiunti a Sansepolcro ospitano in residenza gli artisti sardi Daniela Frongia e Salvatore Delogu per un percorso di ricerca e interventi site-specific legati al contesto e alla memoria del territorio altotiberino, un’esperienza che culminerà con l’apertura al pubblico sabato 10 ottobre 2026 e con una mostra visitabile fino al 30 gennaio 2027.

Zenobia particolare

Per chi segue con attenzione i linguaggi della Fiber Art, l’appuntamento rappresenta un momento di profonda convergenza espositiva. Il cuore del percorso tessile batte nella ricerca di Daniela Frongia (1981), artista di San Gavino Monreale formatasi all’Istituto Statale d’Arte “Carlo Contini” di Oristano e laureatasi in Scenografia e Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Frongia declina la fiber art attraverso un’ampia varietà di media – performance, installazioni intra ed extra muros, videoarte e fotografia —, spingendo il filo, la tessitura e l’intreccio ben oltre i confini dell’artigianato per dar vita a vere e proprie strutture plastiche e ambientali. Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche e private e presentate in sedi quali la Biennale d’Arte Contemporanea di Ulassai (2026), il Linificio e Canapificio Nazionale (2023), il Museo Organica nel Parco del Limbara (2022), Parigi (2022), Busto Arsizio (2020) e il Museo MAN di Nuoro (2019), nascono dal tempo, dal gesto ripetuto e dalla relazione diretta tra materia e spazio. A CasermArcheologica la sua indagine sul filo si pone in dialogo con la scultura di Salvatore Delogu, artista e orafo diplomato nel 2014 all’Istituto d’Arte Ciusa Romagna e laureato nel 2018 in Arti Visive all’Accademia di Ravenna, dove ha svolto anche il ruolo di assistente di laboratorio. Delogu, forte di un percorso tra arti visive, oreficeria e mostre come Roma Arte in Nuvola (2022) e la personale a Casa Ciusa a Nuoro (2022), lavora con ferro, terra e cemento, offrendo una controparte scultorea che condivide con la Fiber Art lo stesso valore conoscitivo del “fare” e della sperimentazione materica.

Zenobia tre quarti

La dimensione del fare tessile come strumento di narrazione e stupore troverà il suo momento di approfondimento teorico nel pomeriggio di sabato 10 ottobre. Alle 17:00, prima dell’inaugurazione ufficiale fissata per le 18:00, Marco Peri, Direttore della Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai, curerà l’incontro “Le storie del dio distratto. Immagini, letture e visioni per esercitare lo stupore”. L’intervento si svilupperà attorno all’esposizione di una copia del libro d’artista di Maria Lai Il dio distratto, opera creata nel 1990 come libro di stoffa interamente cucito e in seguito riprodotto in formato cartaceo. Priva di testo alfabetico, l’opera affida la narrazione esclusivamente ai fili, alle cuciture e alle stoffe, toccando i nodi centrali della poetica dell’artista sarda: il mito, la fiaba, la tessitura, la scrittura, la memoria e il paesaggio. Sarà un’occasione speciale per avvicinarsi a un capolavoro della narrazione tessile attraverso l’ascolto e l’immaginazione, scoprendo il percorso che ha portato la Stazione dell’Arte a dialogare con CasermArcheologica all’interno di un progetto realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.