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LE FIBRE OLTRE L’OGGETTO: INFRASTRUTTURE, ORGANISMI, AMBIENTI

| di Eleonora Giglione |

Per lungo tempo il tessile è stato interpretato soprattutto come superficie: un supporto per immagini, un materiale da costruzione, un elemento decorativo o funzionale. Anche quando è entrato stabilmente nel linguaggio dell’arte contemporanea, la riflessione si è concentrata prevalentemente sulle sue qualità simboliche, narrative o identitarie. Negli ultimi anni, tuttavia, una parte della ricerca scientifica e progettuale ha iniziato a suggerire un cambiamento di prospettiva. Il tessuto non viene più considerato soltanto come un oggetto da produrre o contemplare, ma come un dispositivo capace di intervenire nei processi ambientali. In altre parole, non più semplice materiale, ma infrastruttura.

© Isobel Blank, Fibre oltre l’oggetto, bozzetti digitali per visioni future, dimensioni variabili, 2026

La differenza non è terminologica. Un’infrastruttura non rappresenta un fenomeno naturale, vi partecipa. Una radice trattiene il terreno, una barriera corallina modifica le correnti marine, una foresta regola il microclima. Sempre più spesso anche alcuni manufatti tessili vengono progettati per svolgere funzioni analoghe. In questo scenario il tessile smette di essere un elemento che occupa uno spazio e diventa un sistema che produce relazioni tra acqua, suolo, organismi viventi e processi biologici.

Questa prospettiva pone una domanda insolita, soprattutto per chi guarda al tessile da un punto di vista artistico: un tessuto può essere considerato “vivo” perché partecipa ai processi vitali di un ecosistema? La questione riguarda meno la biologia che la filosofia. Tradizionalmente distinguiamo gli oggetti dagli organismi attraverso categorie relativamente nette. Gli uni sono costruiti, gli altri crescono; gli uni sono passivi, gli altri trasformano l’ambiente. Oggi questa separazione appare meno stabile. Esistono materiali progettati per degradarsi nutrendo il terreno, reti tessili che favoriscono l’attecchimento della vegetazione, strutture fibrose che diventano supporto per la colonizzazione di organismi marini. La loro funzione non consiste nel permanere, ma nell’innescare processi destinati a proseguire anche dopo la loro scomparsa. (…)

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