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STORIA DEL BRAILLE STELLATO DI FULVIO MORELLA. UN SIPARIO SULL’INFINITO
| di Sabino Maria Frassà | Nella poetica di Fulvio Morella, il ricamo non illustra, non decora, non abbellisce: scrive. Scrive per chi non vede con gli occhi ma continua a vedere con il cuore, in quell’“invisibile agli occhi” del Piccolo Principe che accompagna l’artista fin dall’infanzia come una verità silenziosa, mai retorica, radicata in un’educazione sentimentale alla cura dell’altro. Scrive soprattutto per avvicinare, per includere senza dichiararlo, per offrire senza imporre. Il gesto di Morella non nasce come affermazione critica né come presa di posizione ideologica: nasce come atto di amore e di filantropia profonda, come desiderio autentico di condividere un linguaggio che non escluda nessuno. Con il suo braille stellato,…


